lunedì 31 marzo 2014

Lettori, editoria e responsabilità

Cercherò di essere breve. Cioè, so già che non ci riuscirò – infatti sto già iniziando a dilungarmi sui sottintesi della prima, inutilissima frase del post – ma farò del mio meglio. Anche perché devo studiare un sacco. E poi devo scrivere altri post molto più importanti di questo, visto che trattano di libri invece che delle mie paturnie sull'attuale sistema editoriale. Tra l'altro avevo già scritto un post simile a questo anni fa, Appello inascoltato a Madama Salani e colleghi. Il che è curioso, perché Madama Salani è uno dei (pochi) grandi editori che negli ultimi tempi ha saputo darmi un po' di soddisfazione. E poi dell'argomento ha già chiacchierato Nereia qui, il che fa di questo post una specie di eco.
Santoddio, Me Stessa, vieni al dunque.
'Dunque'. Qualche giorno fa c'è stata, su Twitter, una specie di discussione sull'editoria italiana. Dico 'una specie di discussione' perché non c'è modo di argomentare seriamente in 140 caratteri. Poi figuriamoci, a un certo punto il fulcro della discussione è diventato un cumulo di rabbia e disillusione e di 'Io potrei fare di meglio'. Da parte mia, tra l'altro, il che è... beh, quantomeno presuntuoso.
Però lo penso davvero.
Vediamo, riuscirò a spiegare quello che voglio dire in meno di... facciamo mezzora. Non posso rubare altro tempo all'esame di storia del cinema, mancano due settimane.
Tutto è iniziato quando il profilo Twitter di Sul Romanzo – blog che mi piace un sacco e di cui consiglio la visione – ha postato la suddetta frase:

L'editoria migliorerà quando gli italiani miglioreranno, scegliendo libri con più consapevolezza.

Che a me personalmente, con tutto il rispetto per Sul Romanzo, pare un po' una boiata. Se un'azienda non riesce a fare i propri interessi, la colpa non può essere certo del pubblico. Anche perché ci sono case editrici che sanno fare molto bene i propri interessi e che prosperano tranquillamente nello stesso panorama in cui le altre case editrici annegano.
Il fatto è che ci sono case editrici e Case Editrici. Io saltuariamente lavoricchio in libreria e mi permetto, pur consapevole della mia visione particolaristica e limitata, di fare qualche osservazione. Ecco, da che ho ricordo, si sono sempre venduti più Adelphi e Neri Pozza che Mondadori o Newton Compton. Il che, a mio avviso, sta a significare che i Lettori italiani hanno già scelto, e stanno comportandosi di conseguenza da un po'.
Ci sono – l'ho detto spesso, lo ripeterò ancora oggi e scusatemi la ridondanza – Lettori e Non-Lettori. Capita che i Non-Lettori vengano colpiti da una campagna di marketing così potente da convincersi a leggere effettivamente un libro, com'è successo coloro che si sono sciroppate l'intera trilogia delle 50Sfumature. Ora, la suddetta trilogia le ha avvicinate alla lettura? Ha spalancato loro un mondo fatto di sogni, pagine e parole? No. Ovvio che no. Hanno letto un libro di una elementarità disarmante solo per via dell'immensa pubblicità, e ben difficilmente ripeteranno l'esperienza nel prossimo futuro.
Dunque, quello che voglio dire è che qualsiasi libro può vendere, se sostenuto da una buona campagna di marketing. Ildefonso Falcones non scrive certo leggerezze ammazza-tempo, eppure credo che tutti possiamo renderci conto del best-seller. E non è che Murakami sia propriamente assimilabile a Fabio Volo, ma direi che possiamo concordare che le vendite del nipponico quasi-Nobel non sono affatto male. Vogliamo citare anche il successo di Stoner, il capolavoro riscoperto di John Williams?
Non è un caso che questi libri vendano. Si chiama 'buona comunicazione'. È quello che accade quando non soltanto ci si rende conto di avere qualcosa di davvero promettente tra le mani, ma si è anche consapevoli del fatto che è inutile essere in possesso di un tale tesoro, se non lo si comunica decentemente. Buona comunicazione. È tutto lì.
Le case editrici di cui mi lamento sono quelle che non hanno ben presente questa cosa, e che basano le loro pubblicazioni su quello che pensano che i Lettori vogliano, senza accorgersi che stanno guardando ai Non-Lettori. O a quello strappo alla regola di cui anche i Lettori più Lettori hanno bisogno tra un Ernest Hemingway e un Jack London.
Non sanno cosa dire, né a chi dirlo. Non riescono a dare di sé un'immagine chiara e affidabile. Non capiscono che un buon libro potrebbe piacere sia ai Lettori che ai Non-Lettori, ma che un brutto libro taglierà fuori quella stessa fetta di Lettori che sta sostenendo l'editoria italiana. Soprattutto, non si rendono conto che dovrebbero essere loro a fare tutto il possibile per crearne nuovi, di Lettori. E forse è questa la cosa che più mi fa partire l'incazzatura. Perché se un domani la De Cecco se ne uscisse fuori con un 'negli ultimi tempi i consumi di pasta sono calati a dismisura, che possiamo fare? Ah, che pessimo mercato, colpa dei consumatori che si lasciano andare a mediocri scelte alimentari e perdono di vista l'importanza della pasta!', ecco, io credo che manderemmo la De Cecco a stendere nel giro di pochissimi secondi.
Vuoi vendere più libri? Contribuisci a creare più Lettori.
Vuoi creare più Lettori? Raggiungili. È facile. Usa la televisione, usa le strade, usa le scuole, usa tutto quello che vuoi.
Se nulla dovesse funzionare, beh, almeno avrai provato e tutti noi lamentoni potremo dire che avevi ragione, che l'editoria italiana è ostacolata dall'assenza di interesse dei Lettori.
Fino ad allora continuerò a pensare, per quanto presuntuoso sia, che potrei fare molto di meglio e che sarebbe il caso che ognuno si prendesse le proprie responsabilità se il sistema non va come dovrebbe.
E parlando di responsabilità, direi che accetterò le mie se non passerò l'esame di Storia del Cinema, visto che ho passato su questo post più del doppio del tempo che mi sarei dovuta concedere.

Eccheddiamine.
(Scusate per gli eventuali errori e per le probabilissime inesattezze, per la faciloneria e la fretta con cui ho trattato il tema, ma davvero, ho le ore di studio contate)

22 commenti:

  1. Bisogna reinventarlo il "libro". Così come è, è finito. Il mondo offre molte più cose di quello che un semplice libro può dare. Mia mamma mi racconta che ai suoi tempi il libro era l'unica forma per vedere il mondo e i imparare. Ora non è così, gli imput "culturali" sono moltissimi. I ragazzini di vent'anni hanno già viaggiato per tutta l'Europa- un libro non riesce a dare ciò che cercano.

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    1. Mmmh, non sono d'accordo ò_ò
      Io col libro sto benissimo come sto, e lo stesso direi che vale per tutti i lettori che conosco. Forse intendi una specie di storia narrata in maniera più interattiva e multimediale? Perché secondo me alla fine quella domanda è già soddisfatta coi videogiochi o i libri-game... cioè, boh, per me il libro, quale che sia il suo formato, è una storia scritta da un autore. Non ho bisogno che si aggiunga altro.

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  2. Mi è piaciuta molto questa tua riflessione, sostanzialmente concordo. Ci aggiungerei, meno velatamente, una critica a certe "case editrici" che di fatto si sono trasformate in imprese tout court e che raggiungono esclusivamente il "compratore" attraverso campagne pubblicitarie mirate.

    E sob... io agonizzo per Fforde (un excursus ma non troppo! ^_^)

    @ Ferruccio: non sono d'accordo, il libro non è un oggetto. Le esperienze si fanno attraverso molteplici aspetti dell'esistenza, tra cui la lettura, i viaggi, la curiosità...

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    1. Uh, Fforde ç_ç Dopo lo smaronamento della Nord per Locke Lamora, credo mi inizierò a rompere le scatole alla Marcos y Marcos per Thursday Next. Anche se effettivamente il quarto volume della serie ha un che di conclusivo, quindi chi magari non è a conoscenza dei seguiti non soffre troppo... però ç_ç

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    2. Le tue parole un po' mi hanno confortata... dato che devo ancora leggere il 3° e il 4° della serie! Però, appunto... :P

      Ah, Fforde crea dipendenza ^_^ E, per passaparola vario, fa molti proseliti!!!

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  3. Io non concordo con Ferruccio. Perché il libro non da solo input culturali.
    Il libro per me è un'esperienza che non ha eguali, nel senso che la stessa esperienza non può essere sostituita da altro. E' una cosa a parte. Certo, ora c'è internet, per esempio, che può darmi info. Ma il libro non serve solo a dare informazioni.
    Però è vero che oggi come oggi ci sono molti stimoli e che questo gioca a sfavore della lettura.
    Detto questo, qui non si parla esclusivamente di invogliare alla lettura, ma si discute del perché il sistema editoriale sta cadendo a pezzi. Le due cose sono ovviamente legate, ma ci sono vari discorsi altri. Tipo costi inutili, acquisti fatti a cacchio...
    Succo del discorso, tento di tornarci domani sul post, e di dire qualcosa di più sensato.

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    1. Sono d'accordo con quanto dici sui libri u_u
      Attendo il futuro contributo :D

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  4. Io sono perfettamente d'accordo con te su tutta la linea. Però le case editrici non possono fare operazioni di marketing per tutti i libri che "sfornano", ci sono dei costi veramente elevati in tutto questo e, appunto come hai detto tu, il mercato del libro è in calo, nonostante si diano alle stampe più volumi di quanti se ne leggano; insomma è un circolo vizioso.
    Purtroppo il discorso è molto lungo e complicato. Ho avuto modo di assistere a lunghissime bagarre in merito alla questione e secondo me è un po' colpa di tutti: delle case editrici, dei librai e dei lettori.
    Io credo che bisognerebbe educare alla lettura, soprattutto!
    In bocca al lupo per l'esame di storia del cinema ;)

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    1. Mmmh, ecco perché avvertivo che avrei toccato l'argomento con superficialità.
      Io credo che ogni pubblicazione dovrebbe essere adeguatamente pubblicizzata, altrimenti è anche inutile pubblicarla. Non che debbano essere spesi capitali enormi, anzi, sono poche le case editrici che potrebbero permetterselo.
      Però bisogna parlare del libro. Su Internet, chiedendo ai blogger, operazione che è praticamente a costo zero. Oppure mandando a certi librai copie omaggio, per invogliarli a leggere e consigliare il libro.
      Secondo me l'educazione alla lettura dovrebbe essere prima di tutto preoccupazione degli editori. Putiamo caso, se inviassero i remainder alle scuole gratuitamente, non sarebbe una gran cosa? Volumi che non finiscono al macero e ragazzi che possono usufruire di molti più libri. Giusto per le cose a basso costo.

      Grazie :D
      ... magari torno a studiare, va' xD

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    2. Alcune case editrici (specialmente le piccole, come la Marcos y Marcos che hai citato sopra - per la cronaca, mi unisco al coro di "Fforde"!) mandano copie omaggio ai librai e ti assicuro che hanno un buon ritorno se il libro merita. Lo so perché ho avuto la fortuna di lavorare in una libreria molto attiva da questo punto di vista.
      Ora, da semplice lettrice, sono (di nuovo) assolutamente d'accordo con te per la questione dei remainders e della pubblicità a costo zero!
      Speriamo che le cose cambino!

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  5. Mi trovo abbastanza d'accordo con il post. Il problema specifico dell'Italia, dove il sistema-libro è più in crisi che altrove, è che stiamo pagando 20/30 anni di distruzione culturale. A forza di dire che la cultura non si mangia, che tutto sommato studiare è inutile, che i professori sono dei mangiapane a tradimento, che letterario=noioso ci troviamo con più del 60% degli italiani che non legge. Per le case editrici a questo punto diventa più vantaggioso creare il caso che porti anche solo un terzo di quel 60% a comprare il caso editoriale che inseguire i gusti di quella sparuta minoranza del 40% costituita da noi lettori forti. È chiaro che da qui io non so come se ne esce e che gli editori, così come tutti, hanno la loro bella parte di responsabilità. Tuttavia addossare tutta la colpa in toto a una parte è ingiusto. Bisogna ricostruire i lettori, tutti quanti insieme, cittadini, editori, politici, insegnanti, genitori. Il problema è che non so come...

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    1. >>stiamo pagando 20/30 anni di distruzione culturale.

      clap clap clap clap

      Ecco, il fatto è che, mi pare di capire, tu sia una lettrice. E anch'io sono una lettrice. Quasi tutti i blogger con cui chiacchiero di libri non sono altro che semplici lettori, che non hanno nulla a che fare con la sfera editoriale. Però pare che ci preoccupiamo più noi del problema che gli editori stessi. Non tutti, ovviamente. Nel post forse avrei dovuto fare cenno anche a quelli che organizzano iniziative bellissime come Letti di Notte, ma mi è un po' passato di mente.
      Vero che stiamo pagando decenni di distruzione culturale. Però non mi risulta che i grandi gruppi editoriali cui mi riferisco abbiano tentato di metterci una pezza, ecco.

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  6. Un libro vende se ha dietro un buon ufficio stampa. Noi lettori forti, i pochi che siamo ma ci facciamo ben sentire, tendiamo a trattare il libro come oggetto che dovrebbe veicolare cultura oltre che ottimo passa tempo ed è giusto così, per gli editori è un prodotto ed è giusta anche la loro visione, in fondo devono fare cassa altrimenti chiudono. Del resto è tutto un darsi la colpa: dell'editore, del lettore, del libraio, della crisi, e il tentativo convertito in legge di poter mettere i libri nel 730 come i farmaci che era un'ottima idea, è naufragato senza via di ritorno. E' un problema immenso e non ho soluzioni, ma continuo per la mia strada. Non sono d'accordo con la frase di Sul romanzo, con il quale ho avuto uno scambio personale di altra natura, ma sempre in termini di editoria. E non mi sono piaciuti neppure lì, fortuna che non sono gli unici sulla piazza

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    1. Di norma l'ufficio-stampa è interno alla casa editrice, e credo che in ogni caso questa debba 'monitorare' sul suo operato.
      Mmmh. Credo che gli editori trattino il libro come se NON fosse un prodotto usando come scusa per i loro fallimenti il fatto che è effettivamente un prodotto.
      Cioè, un prodotto, in quanto tale, dev'essere venduto. La De Cecco, come dicevo, non darebbe la colpa ai consumatori di pasta se vedesse le vendite calare drasticamente, si chiederebbe a cosa è dovuto il calo e prenderebbe provvedimenti. Questo fa una qualsiasi azienda.
      Gli editori (a cui mi riferisco) no. Pubblicano 'prodotti' scadenti, fanno una pubblicità pessima e poi si stupiscono se il risultato è altrettanto pessimo.
      Poi certo, la situazione economica non aiuta, la condizione delle librerie neanche (ma qui la soluzione è comunque in mano agli editori che dovrebbero smettere di pubblicare così tanto, in modo da dare visibilità ai loro prodotti) ma... magari volessero fare cassa. Perché farebbero le cose per bene, invece che infognarsi ulteriormente.
      Io non ho 'una' soluzione, al massimo ho qualche consiglio e un paio di idee. Piccole cose, ma sempre meglio di niente.
      E non dovrei essere io a preoccuparmene, visto che non sono che una lettrice ò_ò

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  7. Concordo, quella frase è davvero una sciocchezza! Come dire: ormai tutti portano i jeans, perché vendere altri generi di pantaloni? Gli editori accampano mille scuse per non puntare su generi, nomi e storie nuovi perché non sanno come conquistarsi il pubblico, puntano sul sicuro, ma così finiscono per abbassare il livello medio della qualità (il che non vuol dire che non si pubblichi proprio più nulla di buono, lo preciso a scanso di equivoci). Ma non è nemmeno detto che occorrano grandi campagne per lanciare un prodotto diverso: un buon libro si fa strada quasi da solo una volta messo un po'in vista sugli scaffali e ben presentato! La qualità deve esserci, ovviamente. Quella, a parità di vendite, differenzia un libro mordi-fuggi-dimentica da un prodotto che può rafforzare la credibilità dell'editore e fidelizzare il lettore per iniziative future.

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  8. Ottime riflessioni, concordo su tutta la linea.
    Le case editrice (molte, non tutte) dovrebbero instaurare un rapporto diretto coi propri lettori, per scoprire quali persone si nascondono dietro i numeri delle vendite, capire le loro esigenze, i loro desideri ecc...
    Se lo facessero, forse scoprirebbero che quelle persone sono molto diverse da come se le immaginano...

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  9. Io ho già detto forse troppo sul mio blog circa l'argomento, però vabbè continuo a parlarne perché sono logorroica e perché è un argomento che mi appassiona.
    Sono d'accordo con te, lo sai perfettamente, e mi viene anche da pensare (adesso che leggo le tue parole) che chi lavora in ambito editoriale e si lamenta dando la colpa del fallimento ai consumatori/lettori, probabilmente ha dimenticato le regole base del marketing e della comunicazione. O forse non le ha mai conosciute. Frasi come quelle di Sul romanzo mi fanno pensare che il mondo dell'editoria sia composto da vecchi, da persone che ragionano come poteva ragionare il bottegaio di 70 anni sotto casa mia quando io avevo ne avevo 10: "Io faccio questo pane, se nessuno se lo viene a comprare è perché gli altri non capiscono niente". Mai poteva venirgli il dubbio che se nessuno comprava da lui un motivo ci doveva pur essere (tipo sporcizia, pane scadente, ingredienti non freschi etc). E questa, sia al mio paese che al paese degli altri, si chiama arroganza, condita da un bel po' di ignoranza e, soprattutto, "vecchiume" (intellettuale e anagrafico).
    Tutto è cambiato ormai, le ricerche di mercato servono proprio a studiare la clientela, a migliorare i propri servizi, a offrire un prodotto che si sa che si venderà. Una volta fatto questo si può pensare di analizzare il mercato dei non users e cercare di conquistarli. E non servo certo io laurata l'altro ieri in Psicologia del marketing per dire queste cose, mi sembrano così evidenti che chiunque al di sotto dei 70 anni ci può arrivare facilmente a formulare pensieri di questo tipo. Però boh, forse ho troppa fiducia nell'intelligenza del prossimo. Tra l'altro in America le ricerche di mercato sono iniziate negli anni '50, qui ancora abbiamo gente che ragiona da bottegaio 70enne negli anni 90. Pensa tu.
    E, se chi dà la colpa ai lettori del proprio fallimento non arriva a comprendere come funziona il mercato (in generale), figuriamoci se può capire che serve comunicare al mondo che il tuo prodotto è sul mercato. Se non lo fai, come pensi di farti scegliere? Forse, se tra chi lavora per loro, avessero anche dei lettori queste cose le saprebbero, soluzioni potrebbero idearne, potrebbero avviare iniziative o almeno interrogarsi sul perché stanno annegando. Ma, come ho già detto, il gobbo vede la gobba degli altri e non la sua.
    Ecco, adesso vado a prendermi un calmante perché davvero mi vengono le crisi isteriche quando tratto l'argomento xD

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  10. Noto che in realtà nascono risposte molto diverse al problema, oserei dire opposte: da una parte un ritorno al passato, alle figure romantiche del libraio e dell'editore, e dall'altra, quella di Ferru in particolare, rivolta a un superamento dell'oggetto "libro, direzione che, almeno qui, sembra non riscuotere grande successo.
    Il mio commento termina qui. Volevo solo apprezzare questo divario. :)

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  11. Guarda, io concordo con te su tutta la linea. Ma la colpa non è solo degli editori, nel senso gli editori hanno le loro colpe (alcuni di questi perlomeno) mi è capitato di leggere di un editore che ha dato la colpa ai lettori per il fallimento di una sua collana.
    E stiamo parlando di un grosso editore...che però non fa niente per migliorare le sue collane.
    Ma alle volte c'entrano anche gli scrittori (alcuni tra questi, non tutti ) Recentemente mi è capitato di essere stato soggetto di una sorta di Jihad da parte di uno scrittore solo per aver detto che un suo libro non mi era piaciuto.
    Tieni presente che lo scrittore è italiano mentre con gli stranieri questo non mi capita.

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    1. Ah, poi questa cosa che gli scrittori si offendono non la capirò mai. Ma scusa eh, se a me non piace il tuo romanzo che problema ti crea? Mi deve piacere per forza solo perché l'hai scritto tu? -.-' E poi a questo autore piacciono tutti i libri che legge? Mah. No words.
      Un editore che ha dato la colpa ai lettori per il fallimento della sua collana? Questa mi è nuova O_o

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  12. E' l'offerta a creare la domanda. Si tratta di una legge economica vecchia quanto il cadavere di Mike Bongiorno.
    I lettori si adagiano o spariscono, di fronte a un'offerta editoriale sempre più misera.

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