mercoledì 4 dicembre 2013

Ma poi perché si scrive?

No, tranquilli, stavolta non voglio disquisire di Masterpiece. Giusto un cenno, un'allusione e via. Ma, ecco, l'altra sera lo stavo guardando e c'era un ragazzo che, alla classica domanda 'perché scrivi?' ha risposto con un poco convincente 'perché sono depresso'. O qualcosa del genere, non è che sono stata ad appuntarmi ogni facezia. Lì per lì non c'ho fatto neanche caso, poi su Fb è sorta una discussione legata a Masterpiece e a un certo punto un tizio ha spiegato perché, secondo lui, si dovrebbe scrivere.
'Per esprimere la propria interiorità'.
Ecco. Io credo sia la peggiore risposta possibile. Forse solo 'per dissenso verso la società' o 'per parlare di temi sociali' sono peggio. Anche 'per vendetta/rivalsa', 'per noia', 'perché avevo tempo' non sono male nella classifica delle minchiate. Ce ne sono tanti di motivi, plausibilissimi per alcuni, che per me non hanno proprio senso. O almeno, non un senso buono.
Che poi non ho chiaro nemmeno io 'perché' si dovrebbe scrivere. Non 'come', proprio perché. Che dopotutto, se scrivi 'sul serio', è un impegno gravoso. Appagante fino a un certo punto e durissimo. Col rischio poi – oddio, più certezza che rischio – che il proprio lavoro venga deriso, criticato, maltrattato, cosa che comunque capita soltanto ai più fortunati la cui opera passa dallo scandaglio della pubblicazione.
Davvero, perché si scrive? È una cosa che ho sempre fatto, ma non riesco a rispondermi. Certo, si scrive per raccontare una storia, va bene. Ma quella storia la devi creare, nutrire, distruggere, riparare, mettere in ordine. Non è cosa da poco.
Ho letto che creiamo storie per dare un senso al mondo, ma ammetto che mi pare un po' una boiata. Tanto per cominciare perché se così fosse le creeremmo tutti. E poi, che senso vuoi dare ancora al mondo? Ormai lo sappiamo da dove vengono i fulmini, che cos'è il fuoco, abbiamo accettato che la pioggia non viene dispensata da un allegrone che saltella sulle nuvole. Che cosa abbiamo ancora da spiegarci?
Forse le persone, il modo in cui si comportano. Forse sintetizziamo in una storia quello che vorremmo essere, quello che vorremmo fare, quello che vorremmo vedere se il mondo fosse fatto in un certo modo.
Però se penso ai miei personaggi, non mi è difficile staccarmi da loro. Non vorrei mai somigliare ai miei protagonisti, né ai loro rivali. Non li vedo come parte di me, non scrivo per guardarmi in uno specchio distorto. Che sia stata io a crearli non vuol dire nulla, non sono 'me'. Almeno credo.
E... e beh, non so. È da qualche giorno che mi ci arrovello, ma non riesco ad afferrare una risposta precisa e plausibile. E come faccio sempre in questi casi, butto qui tutti i miei dubbi.

Voi perché scrivete?

14 commenti:

  1. Non mi esprimo su masterpiece perché non ho una buona opinione su questi programmi, su chi ci va e sui motivi che spingono qualcuno a partecipare.

    Io scrivo per pareggiare i conti, sia quelli lasciati aperti da me che dai personaggi che abitano le mie parole. Scrivo perché solo questo so fare, e quando non lo faccio le parole sembrano marcire sotto la pelle. Scrivo perché non posso non farlo. Scrivo perché è un modo per portare la voce dei miei protagonisti a quanta più gente possibile, e perché i giri strani che fai fare alle tue creature possono tornare utili a quelli che quei giri strani li stanno facendo normalmente.

    Un abbraccio :)

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  2. Io scrivo non per inventare delle storie, ma perché quelle storie si impongono mentre guido o cucino; perché sono megalomane e non voglio dare un senso al mondo, ma intendo farne quello che mi piace, come fosse fatto di plastilina. Per questo in quello che scrivo c'è sempre un elemento -sia pure piccolissimo- fantastico. Di quel fantastico strano che è la vita a guardarla senza occhiali ma con la lente di ingrandimento. Scrivo perché tutto ciò che fa parte degli uomini, in piccola o grande parte, è anche mio, ed è tanto da tenere tutto dentro, non trovi? Da qualche parte deve uscire: c'è chi invade la Polonia e chi costruisce ponti con i fiammiferi. Io scrivo.

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  3. Io credo che i motivi siano tantissimi e che la risposta di ognuno sia molto personale. Innanzi tutto farei una prima grande distinzione tra chi scrive "per hobby", così, perché scrivere gli piace e magari fa anche un po' bene, e chi invece lo fa prendendo se stesso e la scrittura più seriamente - e con questo non intendo necessariamente mirando alla pubblicazione (anche perché spesso a venir pubblicati son quelli che scrivono per hobby). Va da sé che se una persona porta a termine un romanzo o un racconto e lo ritiene degno di un qualche merito, spera di vederlo pubblicato. Ma di certo non è quello il fine ultimo o, almeno, non dovrebbe esserlo. Le mie risposte potrebbero essere di quelle che ti sembrano pessime e stento sempre a espormi su questi argomenti perché... diciamo che ho un percorso alle spalle e quanto potrei dire è assolutamente sincero, ma purtroppo non riesco a togliermi la paranoia che le mie parole potrebbero suonare artefatte o quelle di una che se la tira. Io scrivo poco in realtà, non riesco a mettermi alla scrivania e scrivere a comando. Quando lo faccio è per ispirazione e per bisogno, anche se il più delle volte è un'esperienza dolorosa che mi lascia svuotata. Nelle mie storie e nei miei personaggi non ci sono io per come sono davvero, ma frammentati ci sono pezzi di quel che sono stata, o di quel che ho dentro e non riesco a tirar fuori in nessun modo; ci sono sguardi di persone che ho conosciuto, ci sono sentimenti provati e rielaborati in maniera nuova, insomma qualcosa di me e di quanto ho attorno c'è, raccontato quasi inconsciamente in contesti diversi. Nemmeno io vorrei essere i miei personaggi né tanto meno scrivo per guardarmi in uno specchio distorto, ma al contrario di te non so se riesco davvero a staccarmi da loro. In fondo sono una persona molto introversa che però ha tanto da dire, e l'unico modo in cui sento di riuscire davvero ad esprimermi, quando riesco a scrivere, è appunto quello.
    In sostanza, penso che tutte le forme d'arte esistano perché l'uomo ha bisogno di esprimersi. Di esprimere se stesso, i suoi pensieri, le sue emozioni, il che non significa necessariamente coincidenza tra autore e opera. Quelli che scrivono bene, infatti, riescono a raccontare non solo se stessi ma una bella fetta di umanità.

    Scusa il poema, è un argomento che mi tocca abbastanza da vicino e non potevo esimermi xD

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  4. Domanda interessante ma pericolosa: niente gonfia un ego come chiedere a uno scrittore perché scriveXD Non ricordo più chi disse che la scrittura è una conseguenza della lettura, e che ogni grande lettore prima o poi sentirà l'impulso di prendere una penna in mano. Si potrebbe contestare dicendo che, al giorno d'oggi, scrivono un po' tutti e la maggior parte di queste persone forse non arriva nemmeno ai dieci libri letti in un anno >__<
    Comunque, per rispondere alla tua domanda, io scrivo per un solo, banale motivo: mi diverto a farlo. E' un po' come mangiare la Nutella col cucchiaino: un vago senso di colpa (perché scrivere non è un'attività troppo ben vista da chi si occupa di cose più 'pratiche') ma tanta, tantissima soddisfazioneXD

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  5. Credo che ognuno risponderebbe in modo diverso a questa domanda, siamo diversi e abbiamo i motivi più vari. Io cmq sono del parere che scrivere e leggere abbiano in fondo lo stesso scopo, quello di evadere, di vivere realtà diverse dalle nostre, di farci emozionare e trascinare delle storie, di poterci immedesimare con i personaggi.
    E comunque sono d'accordo con Francesca D, anche io scrivo soprattutto per divertirmi :)

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  6. Sai che questo discorso parte dalla grotta di Lascaux, vero? No, seriamente. Se poni la domanda dalla prospettiva antropologica, la risposta è complessa e ci sono probabilmente cumuli di libri a riguardo. Se la poni dal punto di vista personale, vale una qualsiasi delle risposte che hai elencato, più quelle che altri potranno aggiungere altri. Cioè, potrei anche risponderti: "Perché è la cosa più divertente che si possa fare da soli". Che poi è la risposta di Terry Pratchett.

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  7. Io posso solo darti la mia risposta, tutt'altro che universale. I motivi per cui scrivo sono essenzialmente due: è un'attività piacevole e rilassante che mi permette di dare sfogo alla fantasia (se lo sapessi fare, per lo stesso motivo mi dedicherei al disegno); in secondo luogo ho un amore viscerale per le parole, per il loro suono e la loro consistenza, per la disposizione, per le sfumature di stile ed espressione (che è poi il motivo per cui ho studiato filologia e letteratura) e mettermi alla prova con le parole stesse per tradurre immagini e storie è una sorta di sbocco naturale di questo interesse.

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  8. Non sono ancora riuscita a vedere Masterpiece (purtroppo o per fortuna... forse più la seconda).
    Sul mio vecchio blog di Wordpress avevo creato una pagina intitolata "Perché si scrive?" e in cui avevo raccolto le risposte dei miei autori preferiti.

    Te ne riporto una in particolare, che è tratta da un'intervista di Antonio Tabucchi (a questo indirizzo: http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?videoId=121&currentId=8 ) e mi ero addirittura presa la briga di trascriverla:

    "È una domanda inevitabile, che ritorna sempre per gli scrittori.
    Si scrive perché si ha paura della morte? È possibile. O si scrive perché si ha paura della vita? Beh, anche questo è possibile.
    Si scrive perché hai nostalgia dell’infanzia, è vero, perché il tempo è passato troppo alla svelta, o perché il tempo sta passando troppo alla svelta e noi vorremmo anche un po’ fermarlo, o che andasse più piano.
    Si scrive per, come dire, per rimpianto, perché avremmo voluto fare una certa cosa e non l’abbiamo fatta; o non si scriverà invece per rimorso, perché non avremmo dovuto fare una certa cosa e invece l’abbiamo fatta?
    Si scrive perché si è qui ma vorremmo essere là o si scrive perché siamo andati là ma tutto sommato era meglio se si restava qui? Eh, insomma... O si scrive perché, la cosa migliore poi sarebbe essere là dove volevamo andare, ma essere anche un po’ qui dove stavamo insomma.
    Si scrive perché, ecco, qui si faceva una citazione di Baudelaire, di uno dei poemi dello Spleen di Parigi, dice «La vita è un ospedale dove ogni malato vorrebbe cambiare di letto». Quello che sta vicino alla finestra pensa che guarirebbe prima se lo spostassero vicino alla stufa e quello che sta vicino alla stufa pensa che guarirebbe prima se lo spostassero vicino alla finestra."

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  9. Io scrivo per liberarmi dalle storie che mi riempiono la testa.
    Le storie non le cerco mai, ma qualche dettaglio della vita quotidiana, o dei sogni, o di qualcosa fanno scaturire una storia, o un personaggio. E finché non la metto su carta, questa storia continua a ronzarmi in testa, e a ronzarmi in testa, e a ronzarmi in testa, e rompe un po' le bolle.
    Detto questo, spesso penso che se non avessi 'ste storie in testa sarebbe molto meglio, anche perché io sono una persona piuttosto (molto) pigra, e scrivere, come hai detto tu, non è affatto un lavoro semplice.

    Poi, scrivere per dare un senso al mondo... no, non credo. Però credo che in parte si scriva per tentare di trovarci delle spiegazioni. Per la maggior parte, però, credo sia una cosa inconscia, perché scrivendo, secondo me, non ci si fa caso. Ma rileggendo quanto si è scritto, secondo me si capiscono molte cose di sé e del mondo che ci circonda. Questo sì.

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  10. Per rileggersi, ne sono convinto.

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  11. Scrivo perché quella confezione di Bic che mi han regalato...

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  12. Io non scrivo, ma son convinto che tutti coloro che lo fanno lo facciano per cambiare il (loro) mondo.

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  13. Scrivo perché mi piace, mi è sempre piaciuto; perchè mi piace essere letto, anche, mi piace che mi dicano cosa pensano (e se i commenti sono positivi mi piace di più). Scrivo perché mi piace inventare mondi.

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