venerdì 18 ottobre 2013

Ma che vi ha fatto Terry Pratchett?

Premetto che  ho sempre provato un certo affetto per la Salani. Sarà per gli Istrici, sarà per Harry Potter, sarà per Philip Pullman. L'ho sempre adorata e rispettata, dalle elementari fino alle superiori, quando vi dedicavo i miei progetti di grafica o di pianificazione pubblicitaria. Per questo ho lungamente tentennato prima di pubblicare questo post e per questo mi rimorde un po' l'anima mentre lo scrivo.
Il fatto è che... ma che cavolo mi combini, Salani? Che ti ha fatto Pratchett?
Ora, le giovani generazioni non conoscono granché Terry Pratchett. Andava forte per quella precedente alla mia e io ho potuto adorarlo grazie al riverbero della sua fama e ad amici che me l'hanno prestato.
Pratchett è un goliardico genio. Uno che se cerchi di parlarne a qualcuno che non lo conosce iniziando a spiegargli il suo universo, prima ti si chiede conferma con sguardo incredulo e poi si scoppia a ridere. Uno che scrive bene, che costruisce storie sempre diverse partendo da uno stesso mondo fondato su leggi strane e ridoline. Uno che qualche passo falso l'ha anche fatto, a inizio carriera, ma che poi è risalito egregiamente. Uno che ha vinto una caterva di premi che neanche mi prendo la briga di elencare, uno che è orgoglioso del primato di 'autore più rubato dalle biblioteche inglesi', uno che è stato votato come lo scrittore più amato in Inghilterra dopo J. K. Rowling. Uno che in tutto il mondo è best seller sempre e comunque, uber-conosciuto, che dove cammina ci vanno i fan contemplazione.
Uno che in Italia è un po' un due di picche. Un po' tralasciato, una presenza oscura in mezzo al reparto fantasy, strizzato tra un autore e l'altro.
Ci sono due cose che io non mi spiego del comportamento della Salani con Pratchett.
Primo, le copertine. Gli economici e da qualche tempo pure le prime edizioni, sono tristi. Truci, grigie, scure, secche, patibolari. Sfondo nero, una figura striminziata e scolorita. Eh. Bello. Peccato che si tratti di fantasy parodistico, quel genere che ti fa saltare l'elastico delle mutande dal ridere. Un po' filosofeggiante, a volte, ma sempre con classe comica. Ma con quelle copertine pare il libro dei salmi.
E poi l'ordine delle pubblicazioni. Io ho cercato di figurarmi come decidano i vertici della Salani quali e quanti libri di Pratchett pubblicare. E davvero, non ne vengo a capo.

''Madama Salani, i lettori scalpitano, chiedono nuovi Pratchett.''
''Uff. Va bene, lancia loro un libro tra i mille che ancora non abbiamo neanche degnato di un'occhiata.''
''Quale, Madama?''
''A tua discrezione, sottoposto''
''A caso?''
''A caso.''

Che poi Pratchett è famoso soprattutto per le sue infinite serie. C'è la meravigliosa Trilogia della Guardia (che in realtà conterebbe sette volumi), l'ineffabile Trilogia di Tiffany (quattro volumi) e il ciclo di Morte (non vi dico nulla) e quello delle Streghe... il problema è che la serializzazione non è indicata. Da nessuna parte. Ho finito poco fa di leggere All'anima della musica! (risalente al lontano '94), terzo libro del ciclo di Morte e... e beh, da nessuna parte è scritto 'terzo libro del ciclo di Morte'. Ma domineddio, non puoi leggerlo separatamente da tutto il resto e capirci qualcosa! Perché, santoddio, perché? Che ti costa scrivercelo sopra, Madama Salani? Che senso ha confondere i lettori e rovinare loro una serie?
Altra puntigliosa quanto necessaria critica, la traduzione. La traduzione di All'anima della musica! è un casino. Credo di non essermi mai espressa in modo così duro nei confronti di una traduzione, ma qui mi sono veramente girate. C'è un personaggio che ride ripetendo 'Hat, hat, hat'. Bene, va così per tutto il libro. Tranne un capitolo in cui comincia a ripetere ossessivamente 'Cappello, cappello, cappello'. Vi pare poco? Volendo c'è anche un personaggio che porta il nome di Raschio che a un certo punto torna a essere 'Scrub', come in originale. E una sequela infinita di battute trasposte malissimo e di parti che io davvero non sono neanche riuscita a capire. Una confusione che non vi dico. C'è un solo refuso e zero errori grammaticali, ma cavolo, questo è peggio.
(Aggiunta serale: non sapendo di chi possa essere la responsabilità per gli errori nella traduzione ho preferito tacere il nome della traduttrice. Tuttavia sia su Facebook che nei commenti qui sotto mi viene assicurata la sua competenza e mi viene pure detto che è la stessa traduttrice di sempre. Effettivamente posso dire che di solito fa un gran bel lavoro, il che starebbe a indicare che il 'colpevole' possa essere un revisore o comunque qualcuno di interno alla casa editrice. Non è la prima volta che leggo di casi simili.)
Io adoro Terry Pratchett. Qualsiasi casa editrice dovrebbe esserne fiera, considerarlo un autore di punta, valorizzarlo, pubblicizzarlo, urlare al mondo con estremo orgoglio di poterlo vantare nel proprio catalogo. Perché me lo si deve centellinare così? Perché me lo si deve umiliare in questo modo?
Sono cose che non riesco a comprendere e, temo, motivate da cecità editoriale.
J'accuse, Salani. J'accuse.
Si scrive così? Oh beh, comunque ci siamo capiti.

21 commenti:

  1. Ti prego dimmi che "cappello, cappello, cappello" è una tua esagerazione per rendere ancor più dura la tua critica. Ti prego.

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    1. No...è davvero così!

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    2. Ho appena finito di leggere il libro in questione: anch'io sono rimasta esterrefatta dalla risata "Cappello. Cappello. Cappello."
      E condivido tutte le osservazioni fatte nell'aricolo. Che amarezza, che un autore lieve ma non leggero, con un umorismo e un'inventiva che spesso sono puro genio e che nei passaggi seri -vedi molti degli incipit, per esempio- scrive splendidamente bene, sia buttato via così malamente.
      Mari

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  2. Mi piace tantissimo Terry Pratchett e anche io mi sono sempre domandata con quale dannato ordine fossero da leggere i libri. E poi: sì, le copertine nuove sono davvero cupe e poco adeguate al Mondo Disco.
    P.S: se dovesse capitarti sottomano un elenco chiaro che spieghi l'ordine di lettura delle saghe, ti prego, linka!

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    1. Io di solito mi oriento con la pagina di wikipedia xD

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    2. UTILISSIMO!!
      L'ordine di lettura dei libri di T.P., la loro classificazione e gli eventuali collegamenti "trasversali":

      http://www.lspace.org/books/reading-order-guides/the-discworld-reading-order-guide-20.jpg

      Mari

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  3. Eh, un tempo cercai di stare dietro alle pubblicazioni seguendo Wikipedia. Peccato che mancano le pubblicazioni di mezzo nelle serie o, che so, una serie parte dal terzo volume (in Italia, s'intende). Così, dopo aver acquistato Il colore della magia e Il Triste mietitore ho lasciato perdere e non ne ho iniziato nessuno dei due (il secondo per evidenti motivi, dato che è l'11esimo libro di una saga che non ho... Ma, d'altronde, quando l'ho acquistato non potevo certo saperlo dato che nessuno ha scritto una beneamata cippa sulla copertina). Adesso che mi dici che le traduzioni sono anche fatte con i piedi (probabilmente da più persone, della serie traduttore riportato sul frontespizio, stagista del traduttore, Google Translate) e non c'è stato alcun controllo da parte dell'editor sulla traduzione fatta (intuibile dal risultato), forse venderò i libri in mio possesso e li ricomprerò, un giorno, in lingua originale. Ecco cosa mi fa incazzare dell'editoria italiana, questo. E vabbè, lasciamo perdere va' che non voglio lasciarmi andare in un turpiloquio.

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    1. 'spetta, le altre traduzioni sono fatte bene, eh xD
      E Il tristo mietitore è un ottimo inizio, è quasi a sè stante. Il colore della magia ammetto che non mi è piaciuto tantissimo... però Il tristo mietitore è uno dei migliori. Consiglio un sacco anche il ciclo di Tiffany e delle Streghe, anche se quello non ricordo da dove inizi...

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  4. Non ho letto "All'anima della musica", però ho conosciuto la traduttrice e mi è sembrata molto in gamba, quindi forse non è colpa sua, magari si è ritrovata un revisore incompetente.

    Ilaria

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    1. Infatti nel dubbio ho preferito non inserire il nome della traduttrice u_u
      Mi è già successo di trovare in giro per l'Internet lamentele da parte di una traduttrice sull'editing svolto sull'opera, I fiumi di Londra di Aaronovitch, che è zeppo di refusi ed errori vari.
      Mi è stato anche detto su fb che in questo caso la traduttrice è la stessa di sempre, e di solito fa un gran bel lavoro, il che propende verso la tesi di 'colpevolezza' del revisore. Anche perché il genere di errori mi sanno di 'io ti notifico questa cosa/conflitto di significati/traduzione particolare, vedi tu come gestirla nella versione finale'. Come nell'esempio del Hat Hat Hat.

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  5. Non ho capito una cosa: il cappello c'entra? Cioè, è un gioco di parole di qualche tipo, o c'è lo zampino del correttore automatico?

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    1. Hat vuol dire cappello in inglese.

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    2. Certo, ma in questo caso era una strana risata ò_ò

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  6. Adoro Pratchett e di solito prima di recuperare un suo libro vedo l' elenco delle opere sulla cara pagina wiki. Io invece sono inca**to con la casa editrice perchè non posso recuperare tutti i libri del ciclo di Scuotivento ( Rincewind )... che a proposito la traduzione dei nomi è sconsolante!

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  7. Senza contare lo scabroso caso della prma edizione di Streghe all'Estero, dove per una leggerissima distrazione sono saltate otto (8) pagine del libro. Telefonato in Salani, risposto da una signora/ina che percarità non lo dica in giro, mi han mandato il file con le pagine mancanti (a proposito, dispostissimo a spedirlo) e copie fallate che sono rimaste sugli scaffali per mesi, invece di essere rirtirate come sarebbe stato il minimo.

    SPOILER: le pagine mancanti sono (scendere di qualche riga)












    esattamente il momento in cui Greebo viene trasformato in umano, per cui a pagina x è un gatto, a pagina x+1 è umano, e nessuno sa il perchè)

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    1. Ma infatti ricordo di averlo letto nella totale confusione. E manco hanno chiesto scusa, né niente. Un comportamento encomiabile, proprio.

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  8. A titolo di completezza, HAT è anche il piatto della batteria...visto l'argomento di Soul Music è probabile che il gioco di parole, più che ad un cappello, facesse riferimento a questo...

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  9. Concordo su ogni singola sillaba scritta e risposta. Siamo i soliti italiani, anche nella letteratura.

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