sabato 26 ottobre 2013

La (mia) storia del cesso

Sono diversi giorni che si vedono in giro post con questo nome. Ecco, nel caso ve lo steste chiedendo, la fonte è qui e vi consiglio di leggerla. Tra l'altro, nonostante la citazione tarantiniana, il titolo mi risulta piuttosto ironico, visto che io ho iniziato a raccontarmi un sacco di favole da sola proprio seduta sul trono di porcellana comunemente chiamato toilette.


La mia storia con... beh, con le storie, è iniziata prima dell'età della ragione, prima che imparassi a leggere o a scrivere, prima della scuola. Ricordo che mi raccontavo un sacco di storie, sottovoce perché non mi sentisse nessuno, anche se ero sempre da sola. In bagno, in cameretta, su in soffitta, ovunque. Prendevo ispirazione dai disegni sulla tenda della doccia o dalle figure che emergevano dalle mattonelle o dalle ombre sulle pareti. Mi sono sempre trovata a mio agio nella narrazione, è uscirne che mi destabilizza. Ricordo che alle elementari le maestre inventavano nuovi voti per i miei temi (Supercampionessa. Giuro.) e che alle medie venivano letti in classe. Meglio ancora, certi compagni me li chiedevano in prestito per poterli leggere con calma a casa. Se ve lo state chiedendo, no, non ne è mai tornato indietro nessuno.
Dannati.
Tutta 'sta manfrina non vuole dire il SACRO FUOCO (per dirla con le parole di Salomon) scorreva nelle mie artistiche vene fin dalla nascita, solo che... beh, da piccola sguazzavo nelle storie. Mi ci trovavo a mio agio, e non è che all'epoca avessi problemi coi miei coetanei, anzi. Solo che stavo meglio da sola, quando potevo salire in soffitta e starmene per i fatti miei a inventare storie. Ancora adesso non riesco a spiegarmi come ci si possa annoiare da soli, visto che è la condizione ottimale per saltare nel magico pozzo che è il nostro cervello.
... ok, forse sono un po' sociopatica.
Non so bene a che punto mi sono detta che 'ehi, forse voglio fare la scrittrice'. Che poi 'fare la scrittrice' mi suona così strano, banale, distorto. Non rende giustizia al processo dietro la creazione, a quella botta di adrenalinico entusiasmo che ti prende quando due pezzi del puzzle combaciano in una piccola struttura perfetta, né a quell'impossibilità di pensare a qualcosa che non sia parte dell'universo che devi ancora creare.
Che poi non credo neanche di poterlo definire un sogno o un'aspirazione. Voglio dire, è una cosa che è sempre stata lì e che solo da quando ho iniziato a guardarla fisso negli occhi ha iniziato a pungermi. Il tempo che passa, le storie che languono, l'inchiostro che non scorre. Centinaia di pagine cancellate, decine di storie di cui non ricordo più nulla. Un tempo scrivevo sempre, avrei passato giornate intere china sulla tastiera a dipingere favole, le dita frenetiche e gli occhi spiritati. Meno avevo tempo e più dovevo scrivere. Senza progettare nulla da una pagina all'altra, andavo avanti e basta, finché mia madre o mia sorella non mi staccavano dal pc perché ne avevano bisogno. Avrei baciato il culo di Satana per un pc tutto mio, e ora che ce l'ho è tutto diverso. Ora cerco il 'momento giusto', la casa vuota e un silenzio da cimitero. Sono scuse, lo so anch'io. Eppure la febbre rimane sopita. Temo che sia anche colpa di questo blog, che placa la sete a piccoli sorsi.
Ma via, dicevamo. Che posso aggiungere?

Ecco, la mia prima storia scritta.
Avevo, credo, circa sette anni. Mi ero svegliata dopo aver fatto un sogno meraviglioso, in cui uno strano gnomo usciva da un albero per darmi un anello grazie al quale sarei riuscita a entrare in ogni mondo possibile. Il mondo dentro gli alberi, il mondo della Luna... mi bastava girarlo - come Lavinia, LOL - davanti all'oggetto nel cui mondo volevo entrare. Non riuscendo a smettere di pensarci, ecco, ho scritto la storia. Poche pagine piegate in due per simulare la forma di un libro, legate insieme, credo, con lo spago, e una copertina di cartone che credo di aver disegnato io. Una storia interrotta che non ho mai finito, eppure ogni tanto ci penso ancora. Non è in quel momento che ha avuto inizio la mia storia con le storie, però credo sia stato un passo significativo. Quello in cui ho preso la penna in mano per diventare ambasciatrice del mondo delle favole.
Che suona molto meglio di 'fare la scrittrice', tra l'altro.
E... beh, questo è tutto.
La mia storia del cesso.
Ma se voleste dire la vostra, io sarei ben lieta di leggerla.

3 commenti:

  1. Anche il tuo è un bel ricordo. Lo gnomo. La mia prima storia, la prima che ricordi, era molto meno fantasiosa e aveva a che fare con un robot. Non ho più scritto storie di robot, che ricordi, ma ai tempi leggevo parecchio Asimov. :)

    RispondiElimina
  2. Che bella la tua storia del tuo rapporto con le storie (haha, oddio le ripetizioni..). Però capisco il fatto di rinchiudersi nel proprio mondo di favole, lo facevo anch'io da piccola: mi chiudevo in camera e scrivevo storie o disegnavo manga, non che fossi particolarmente brava o fantasiosa ma mi faceva sentire a mio agio e libera di esprimermi ^^

    RispondiElimina
  3. Ti diro', io ogni tanto continuo a chiudermi in quel mondo...

    RispondiElimina