sabato 12 ottobre 2013

Frankenstein di Mary Shelley

Dunque, Frankenstein.
Era stato scelto come libro per il gruppo di lettura in libreria – anche se per adesso l'abbiamo letto in pochissimi. Io mi sono procacciata una vecchissima copia con la copertina deturpata in biblioteca, edita dalla Mondadori, punteggiata da qualche refuso.
Scritto intorno al 1816, pubblicato per la prima volta nel 1818. L'idea a Mary Shelley è nata durante un gioco con Polidori, Byron e Percy Shelley. In una notte buia e tempestosa, questi scrittori si mettono a inventare storie inquietanti. A Polidori dobbiamo Il Vampiro, e forse di conseguenza gli dobbiamo anche il Dracula di Stoker.
Ma dunque, Frankenstein. In teoria dovrei iniziare dicendo che 'Tutti conosciamo la storia di Frankenstein'. Invece no, visto che io la storia di Frankenstein non la conoscevo affatto. Ne avevo un'idea piuttosto vaga, in buona parte sbagliata. Tanto per cominciare il mostro non si chiama Frankenstein. Il mostro non ha nome, Victor Frankenstein è il creatore e protagonista. Secondariamente, il mostro non è affatto stupido e a malapena mugolante, ma anzi parla, disquisisce, filosofeggia. E non vive affatto nascosto nel castello dei Frankenstein, né viene avvistato e ucciso dalla folla rabbiosa con le fiaccole. Ecco, io avevo questa immagine fissa in mente, di un castello circondato e minacciato da una massa urlante di contadini armati di fiaccole e forconi.
E invece no. C'è anche da dire che la mia fonte primaria di informazioni è Frankenstein Junior di Mel Brooks, eh.
Ricapitoliamo velocemente: c'è Victor Frankenstein, questo virgulto pieno di scienza, benedetto da una famiglia meravigliosa, da una cugina adottata che lo adora e che lui ama parimenti, un migliore amico che farebbe di tutto per lui, una caterva di denaro. Poi si reca a Ginevra per studiare chimica e, unanimamente dichiarato genio, riesce a trovare il modo per ridare vita a ciò che è morto, anche se comunque questa formula (viene citato il galvanismo, ma non è mai specificato se questo abbia un ruolo nella vicenda di Frankenstein) non è mai resa nota nel libro. Anzi, Victor la tiene nascosta di modo che nessuno possa più compiere il suo stesso errore.
Ora, Victor impiega anni nel raccoglimento di tutte le componenti necessarie per formare un corpo umano. Riesce a dargli vita e, sconvolto infine dall'orrore della propria opera, fugge.
Fugge, il genio. E il mostro scompare, per poi ricomparire anni dopo, con l'intento di rovinargli la vita e decimare la sua famiglia.
Ora, Frankenstein mi dà da pensare per varie ragioni. Tanto per cominciare, mi chiedo cosa abbia voluto dire Mary Shelley e se le sue intenzioni corrispondano a quanto vi ho letto io. Il rapporto tra Victor e la sua creazione che cosa dovrebbe ricalcare? Un rapporto particolarmente malformato tra padre e figlio? O si tratta, come mi viene da pensare, di una riproposizione dell'umana sorte, Dio che crea l'uomo e lo abbandona al suo destino in quanto turpe errore? Giocare col proprio potere e poi disfarsi delle conseguenze, anzi, dimenticarle.
Il personaggio di Victor è fetido. Di rado ho incontrato personaggi più vigliacchi, codardi, infimi. Il suo continuo appellarsi alle terribili sofferenze passate, che secondo lui dovrebbero ripagarlo dalla colpa che pure le ha generate. La sua indecisione che condanna gli altri. Credo proprio che Victor sia visto orribile anche dalla Shelley.
Per il resto... ecco, certamente è un libro interessante e a cui noi dobbiamo davvero tanto. Questo è innegabile. Non posso dire che sia scritto male, anzi, lo stile di Mary Shelley merita solo le mie lodi. Certo, non amo la particolare forma del romanzo (prima epistolare, poi in prima persona narrato da Victor, poi in prima persona narrato dal mostro, poi di nuovo epistolare), ma qui si tratta di gusti.
Però ho qualche rimostranza, questo devo ammetterlo. Quello che mi chiedo è quanto senso ha muovere critiche probabilmente figlie della narrativa del mio tempo a un romanzo scritto quasi 200 anni fa. D'altronde non mi sento neanche di tacerle.
Ecco, il fatto è che durante la lettura, io non ci credevo. Non mi veniva da credere alla vicenda, la sospensione dell'incredulità, mi spiace ammetterlo, è durata ben poco. Gli strappi della trama sono troppi e troppo grandi.
Ad esempio.
Come cavolo ha fatto il mostro a fuggire da Ginevra senza essere notato? Un bestione nudo, deforme ed enorme che si aggira in pieno centro, domineddio, qualcuno lo dovrà pure notare, no? E poi... beh, tutto ciò che riguarda il mostro è davvero improbabile. La sua fuga, il modo in cui riesce a orientarsi fino a trovare il luogo in cui abita Victor, per non parlare della facilità con cui ha imparato a destreggiarsi non solo col linguaggio parlato, ma anche con la scrittura, la filosofia e quant'altro.
E anche Victor mi dà da pensare. In un paio di punti il suo comportamento, va bene che è funzionale alla trama, ma è davvero troppo ingenuo. Verso la fine il mostro gli rivolge una chiarissima minaccia e lui, bello bello e per ben due volte, se ne strafrega. Ignora del tutto il problema finché, guarda un po', la suddetta minaccia non viene messa in atto.
Cioè... ecco, no. Mi dispiace, ma dopotutto non posso dire di essermi sciolta nella trama. Un bel libro, che certamente merita di essere letto fosse anche soltanto per ciò cui ha dato vita. E non mi riferisco al mostro.
Sottolineo che le mie critiche sono da prendere con le pinze. A giudicare dalle chiacchiere 'nella vita reale' e su Facebook, mi sa che sono tra i pochissimi a non aver adorato questo libro. E ribadisco che è decisamente un errore da parte mia sovrapporre aspettative moderne a un classico che dopotutto ha la sua bella età. Però via, non mi sembrava il caso di tacerle.

Voi l'avete letto? Che ne pensate?

9 commenti:

  1. Non mi esprimo, dato che non l'ho letto. E non credo di avercelo - ma si recupera facilmente. Anche se... cavoli, 1816, non sarà proprio una passeggiata affrontarlo in inglese! Con Dracula (1897) ho avuto qualche difficoltà, e il Vampiro di Polidori era quasi illeggibile (ma lì anche per colpa dell'autore). Però ne sapevo più di te, filosofia a parte, perché ho visto anche il Frankestein di... no, non ricordo di chi, quello con Kenneth Branagh e Robert De Niro nel ruolo del mostro, un po' più fedele al libro rispetto al capolavoro di Mel Brooks. Interessante che hai posto il problema della credibilità. Sai, non so se ti riconosci nella forma peculiare del romanzo, ma i Dracula, per esempio, è tutto raccolto sotto forma di documenti (lettere, pagine di diario, telegrammi, articoli di giornale) proprio perché a quei tempi gli scrittori s'invasavano con questa storia della cornice, perché se c'era un io narrante doveva esistere anche mezzo su cui la storia veniva raccontata. Oggi nessuno si pone la questione del destinatario, siamo tutti più creduloni - ma esperti in tutta una serie di altri campi, come il fuggire nudi da una città abitata. Sai, forse all'epoca poteva avere senso. Mi spiego: succede di giorno, in un'area affollata? Bisogna capire come era Ginevra all'epoca. Quanto al mostro, concordo per quanto riguarda la filosofia e il linguaggio, ma se credi alla sua esistenza, al fatto che il dottor Frankestein possa averlo assemblato a partire da pezzi di cadavere, allora queste sono proprio delle piccolezze.
    :)

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    1. Penso che si recuperi facilmente anche in italiano, via, forse anche sul Progetto Gutenberg, che i diritti saranno ben scaduti ò_ò
      Ma guarda, la forma epistolare - che effettivamente non fa per me, preferisco la diaristica se proprio dev'essere... - non ha inficiato la credibilità, quanto la gradevolezza. Ma lì appunto si tratta di gusti.
      Però essendo il mostro enorme e malformissimo del tipo che fa urlare e fuggire persino il suo creatore, dubito che sarebbe passato inosservato pure al concerto del primo Maggio xD
      Ma guarda, io credo al dottor Frankenstein che trova la formula. Non mi dice perché, ma sapendolo genio e tutto, va bene, gli credo. La sospensione dell'incredulità lì funziona perché non c'è motivo di non crederci, meno si sa della cosa e meno si hanno appigli per confutarla. Ma una situazione improbabile - anzi, impossibile - come ce la possiamo tranquillamente immaginare... ecco, è quello il problema. Si può giocare con l'inimmaginabile, fino a un certo punto, ma con l'immaginabile bisogna andarci piano, che lì il palcoscenico crolla facilmente.
      Credo u_u
      E secondo me a te piacerà molto più che a me ò_ò

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  2. Ho letto questo libro un po' di tempo fa e mi era piaciuto molto. Concordo con te su quello che hai detto di Victor, un uomo fondamentalmente egoista. Quando l'ho letto ho provato molta malinconia: i toni cupi, la profonda solitudine del mostro, emarginato in fin dei conti solo per il suo aspetto, sono le cose che più mi hanno fatto amare questo libro. Credo che Mary Shelley abbia nascosto in un libro dell'orrore temi molto significativi. A me è piaciuto molto! Ma ovviamente i gusti non si discutono :-) ciao!

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  3. Letto molti anni fa, e il ricordo si confonde con il geniale film di Mel Brooks. Concordo con il parere di Fabio, prima di me... è un gran classico, resistito al passare del tempo. Poi, ogni libro vecchio, si presta a certe tue legittime critiche di verosimiglianza, viste con gli occhi smaliziati di oggi ...

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  4. L'ho cominciato a leggere qualche settimana fa spinto dall'atmosfera di Halloween e, almeno per ora, mi sembra scritto bene. L'unico dubbio è che avendo aquistato l'edizione italiana in ebook della newton ho notato che il numero di pagine nella versione ebook francese (quella su cui leggo) è minore. Mistero... ò.ò

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  5. Io l'ho studiato così tanto all'università che non sono mai riuscita a leggerlo...
    sai che il romanzo nacque per una sfida sul racconto più spaventoso? era un'epoca, quella, in cui erano tutti facilmente suscettibili... quando ci si accosta a romanzi del genere bisognerebbe dimenticarsi che siamo uomini e donne del 2000 e pensare a quanto "ingenua" era l'umanità allora... anche se già nell'800 l'idea di ricreare un uomo dal nulla come se fossimo Dio era poco credibile oltre che considerata blasfema... quello che la Shelley sottende è tutta una società che vive in un'epoca di grande progresso, dove si credeva che tutto (o quasi) fosse possibile... e allo stesso tempo la scrittrice attraverso il suo mostro mette in guardia quelli che allora erano gli scienziati, fiduciosi del loro sapere al punto da toccare campi che fino ad allora erano sembrati essere di competenza divina... c'è tutto un mondo dietro Frankestein, anche se non è detto che tutto questo universo debba necessariamente essere intuito e apprezzato... :-)

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  6. Ciao Leggivendola, guarda che il "mostro" e' proprio Frankenstein.
    L'altro e' solo un povero essere sfortunato.

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  7. Ciao! io sinceramente faccio parte di coloro che "hanno adorato questo libro"! :P
    Anche io, come te, dopo aver letto il libro mi sono resa conto di aver avuto una visione distorta di questo personaggio... conoscevo frankeistein solo attraverso i film!
    La cosa che ho adorato di questo libro è che si tratta di una storia "horror" dove però si cela la sensibilità di un essere non accettato dal padre e dalla società solo perchè diverso.
    Frankeinstein è un mostro "umano", diventato mostro solo perchè non accettato... proprio come molti esseri umani "mostri".

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  8. Ho scoperto il tuo blog da poco e mi piacciono molto i tuoi "articoli di denuncia", se così posso chiamarli. Passando a questo libro... ce l'ho in libreria, in una bellissima edizione della Giunti Y, ma ho letto pochissimo. Quando lo comprai ero convintissima dell'acquisto, ma ora mi sa che non è il mio genere.
    Tu hai detto "Tanto per cominciare il mostro non si chiama Frankenstein. Il mostro non ha nome, Victor Frankenstein è il creatore e protagonista", in letteratura l'anno scorso al liceo, non ho studiato l'autrice, tuttavia la mia professoressa disse che questo è un equivoco che si DEVE creare, in quanto il vero mostro non è quello creato da Victor, ma l'uomo stesso in quanto va contro la natura. Noi diciamo "Frankenstein" riferendoci al mostro creato, ma è un equivoco voluto, quindi nonostante io non abbia letto questo libro(diciamo che ero arrivata un po' oltre la parte epistolare xD), considero comunque Mary Shelley un genio ^-^

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