martedì 25 giugno 2013

La storia di una bottega - Amy Levy


Non so perché mi ci è voluto così tanto per scrivere questo post. Probabilmente a farmi decidere è stato il fatto che ho appena iniziato a leggere La casa sfitta, quindi mi sono detta che era il caso di parlare di La storia di una bottega di Amy Levy, pubblicato in Italia dalla Jo March nel 2013, in un'ottima traduzione di Lorenza Ricci e Valeria Mastroianni. Sarà passato più di un mese da quando ho finito di leggerlo, eppure ancora tentenno all'idea di recensirlo, anche se è chiaro che il momento è ormai giunto. Se ve lo state chiedendo – ma dubito – quello che lega La casa sfitta – romanzo collettivo comparso sulla rivista di Dickens e al quale hanno partecipato pure Elizabeth Gaskell e Wilkie Collins – e La storia di una bottega è giusto la casa editrice. La Jo March. Che se passate di qui abbastanza spesso avrete una vaga infarinatura di quanto la adori. Ma via, cerchiamo di soprassedere e non cadere nel fangirlismo almeno stavolta.
La storia di una bottega è il primo romanzo della Levy, scritto nel 1888. Amy è nata a Londra, seconda di sette figli in una piccola famiglia ebrea. In questo libro le sue idee pre-femministe emergono chiaramente dalla trama, dalle occhiate lanciate alla leziosa sorella maggiore, dalla forza e dalla caparbietà delle altre, che spingono e sudano per non lasciarsi separare né si reinventano come fanciulle in pericolo dopo la morte dei genitori.
Ecco, è così che inizia la storia, con la morte dei genitori. Gertrude, Lucy, Phyllis e Fanny sono rimaste orfane, i loro beni sono messi all'asta insieme alla loro casa e si stanno preparando per il futuro. Per costruirselo insieme, invece di andare a pesare sulle spalle dei parenti che pure sarebbero più che lieti di accoglierle. Si trasferiscono in un minuscolo appartamento in Baker Street – la stessa via di Sherlock Holmes, farei notare – con annessa una piccola bottega al piano inferiore, dove apriranno uno studio fotografico. E così via, tra incontri, difficoltà e scelte.
Le sorelle Lorimer sono diverse tra loro, ad accomunarle c'è l'affetto che nutrono le une per le altre. Fanny, la maggiore, è leziosa, sciocca, si abbandona ai manierismi sdolcinati della sua giovinezza nonostante abbia già superato i 30 anni. È debole, incerta, instabile. Poi c'è Gertrude, la forza che traina le altre, l'instancabile capo-famiglia. Inflessibile, dura, a tratti quasi ingrigita dal peso sulle sue spalle, il benessere delle sorelle. E Lucy, intelligente, arguta, gentile. Perfetta, direi. E alla fine Phyllis, la più giovane, la più dolce e la più inquietante. Cagionevole di salute ma dall'animo appuntito, il corpo cedevole e il cuore di ferro. Mi piace Phyllis, è un personaggio riuscitissimo, adoro il contrasto tra l'affetto che riversa sulle sorelle e la gelida saggezza che riserva al resto del mondo. Come se avesse già deciso cos'è importante e cosa non lo è.
Che altro dire? Inutile dilungarsi, direi che ho già svelato fin troppo. È la storia delle sorelle Lorimer e della loro bottega. Punto e basta. È scritta e tradotta benissimo e... e beh, non aggiungo nulla che sennò spoilero. Ed è superfluo dire - ma lo dico uguale - che l'ho adorato. Spero ardentemente di leggere anche l'altro romanzo della stessa autrice. La butto lì, dovessero mai leggere le ragazze della Jo March.

12 commenti:

  1. L'ho letto anch'io ormai da un po' e ancora non sono riuscita a parlarne, però voglio farlo perché sto libro e la casa editrice meritano decisamente. Dai, mi farò ispirare da te!

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    1. Oh, voglio leggere che ne hai pensato *__* Anche se oso supporre che le nostre impressioni siano alquanto vicine... a me è piaciuto veramente un sacco, l'ho divorato in un giorno, credo sia il primo libro preso al Salone su cui mi sono avventata... non so perché non mi sia venuto da parlarne finora ò_ò

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  2. Mai letto nè sentito nominare. Fortuna che ci sei tu a dispensare saggi consigli di lettura!

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    1. Ora non esageriamo xD
      Non sono che un'emissaria u_u

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  3. E' sul mio comodino, in attesa di lettura.L'ho comprato subito, appena ne hai parlato la prima volta, se non sbaglio al salone del libro di Torino. La casa sfitta mi interessa molto perché è scritto da autori che io straamo e il pensiero che si siano messi insieme addirittura per scrivere un libro, insomma mi emoziona. Fanne la recensione, sono curiosa!Ciao Marianna

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    1. Oh, poi fammi sapere quando l'hai letto *__*
      Grazie per la fiducia T_T A me è piaciuto veramente ma veramente un sacco.
      Sono ancora all'inizio di La casa sfitta, perciò per ora non posso dirne nulla... però sono gonfia di fiducia.

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  4. Ne avevo letto da un'altra parte e mi aveva incuriosito parecchio, appena lo trovo lo compro.

    Ilaria

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    1. Te lo consiglio tantissimo.
      Ah, fino al 30 - mi pare - se lo ordini dal sito non ci sono spese di spedizione.

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  5. Adoro la letteratura ottocentesca, questo lo metto di sicuro in wishlist :)

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    1. Di solito non mi mostro così arci-sicura delle mie letture, però non posso fare a meno di dire 'ottima decisione' xD

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  6. Robe da matti: al Salone cercavo la JoMarch edizioni e mi sono trovata davanti allo stand della Regione Umbria… dettaglio pittoresco a parte, è un libro delizioso, uno scorcio della Londra Vittoriana già agitata da idee di emancipazione.
    Il finale – così esageratamente a lieto fine – ha un tocco ironico che fa riporre il libro con un sorriso divertito. Anzi, io avrei abbondato eliminando fisicamente Darrell!

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    1. Io al Salone stavo impazzendo, giuro che è il primo stand che ho cercato. Correvo proprio, non riuscivo a capire perché mi trovassi davanti allo stand Umbria xD
      Oddio, 'esageratamente' a lieto fine non saprei TT__TT Anzi, io... vabé, niente spoiler ù_ù'

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