lunedì 3 giugno 2013

Blog, blogger e politica

E dunque, vediamo. Negli ultimi giorni ho avuto un effimero sprazzo di vita sociale, che pur rifornendomi di carburante interazionale, mi ha orrendamente allontanata dallo studio per un paio di giorni. Il che implica la necessità di darmi ai libri di testo finché gli occhi non mi cadranno volontariamente dalle orbite. Il che implica la necessità di letture estremamente leggere e rilassanti e l'assoluto divieto ad ogni emozione cui non si possa affibbiare l'aggettivo 'leggero/a'. Il che ulteriormente implica che non passerò il solito tempo a rileggere e correggere questo post, che già ho i neuroni fumanti, quindi perdonate gli eventuali errori semantico-morfo-sintattici.
Però, anche se l'argomento di questo post non è dei più tranquilli, mi andava proprio di parlarne. Di fare due chiacchiere in proposito. Anche perché è assai probabile che molti di voi la pensino diversamente da me e diciamocelo, finora ho sempre adorato i momenti di confronto. Mi piace il fatto che chi followa questo blog non si faccia alcun problema nel notificarmi quando scrivo cavolate.
Quindi, blog e politica.
Tempo addietro ho letto un resoconto del Salone in cui si faceva cenno ad una frase detta da Christian Raimo durante l'incontro sull'ebook si eFFe, Book blog - Editoria e lavoro culturale. Questa frase è un inferno di link. Dicevo, nel corso del suo intervento, l'esimio Raimo ha esortato i blogger, tra le varie cose, a prendere posizioni politiche. O a schierarsi politicamente, non ricordo bene quale delle due fosse. Che sono anche abbastanza sinonimi ma vabé.
Ecco, nel resoconto che ho letto questa parte era raccontata assai negativamente, come se prendere posizioni politiche su un qualche tema fosse dannoso per il blog o fastidioso per i lettori. Ed effettivamente non c'è dubbio che per qualche lettore lo sarà anche, ma d'altronde... Ecco, specifico che la blogger cui si deve il suddetto resoconto è una di quelle che mi garbano e che mi spiace di non avere adeguatamente stalkerato al Salone. Il che sottolinea che, ehi, si fan due chiacchiere. E mi sento di sottolineare ulteriormente che 'Ehi' è stato pensato con tono da Fonzie.
Allora, finora ho appena intaccato il tema di questo post. Abilità di sintesi pari a zero, eh? Ecco, tanto per cominciare secondo la mia personale concezione, dietro ogni blog c'è un blogger. Il che è abbastanza ovvio. E questo blogger avrà pure delle idee politiche, no? Almeno, si spera. Ci sono anche libri di cui non è possibile parlare senza fare cenno alle proprie idee politiche. Non credo che avrei potuto parlare adeguatamente di Sinistri o di Benni o di Il cielo è dei potenti o di La banda degli invisibili premurandomi di tenere ben nascoste le mie attitudini sinistroidi. Oddio, magari volendo avrei anche potuto tentare... però perché? Se dietro un blog c'è una persona, perché nascondere una parte – per me – tanto importante di quella stessa persona? Quando leggo un blog io sono interessata anche alla persona che sta dietro alle recensioni. O almeno, a forza di leggere quello che ha da dire, alla fine mi interesso anche a tutto il resto. E poi i libri trattano – spesso – di questo mondo, anche da lontano. E in questo mondo, che si voglia o no, la politica è un fattore estremamente invasivo nelle nostre vite quotidiane.
Perché per me parlare di politica non è mettere uno sfondo nero o uno sfondo rosso, esortare al voto, denigrare fazioni o simili. Citando la mia esimia genitrice, 'politica è quello che ti ritrovi nel piatto il giorno dopo il voto'. Quello che potrai permetterti di comprare in base all'abbassamento/innalzamento delle tasse, ai tagli fatti all'istruzione, alla sanità, ai servizi pubblici in generale. È il prezzo del biglietto dell'autobus che dalle mie parti è salito al punto che preferisco starmene segregata in casa piuttosto che spendere tutti quei soldi in quaranta schifosi minuti su una corriera marcia. È il sistema giudiziario che funziona o non funziona, il carcere che trattiene chi costituisce un pericolo o lascia anzi scorrazzare libero e felice per le strade. O magari è quello spacciatore che s'impicca nelle docce. O il vecchietto che ti chiede qualcosa all'angolo della strada perché ha una pensione che è un insulto. O sei tu che ti devi preoccupare o meno di uscire in minigonna la sera. O che devi fare i conti col lavoro che non c'è, così come i servizi sociali, con le spese dell'assicurazione che salgono, cosicché si possano spendere 5,4 miliardi in fottutissimi armamenti. O coppie che non possono dirsi legalmente riconosciute perché le due parti sono dello stesso sesso. O la possibilità di abortire in un ospedale pubblico anziché in una clinica privata. O peggio ancora, sono i soldi che mancano nelle casse delle biblioteche.
il fatto che una parte di me abbia scritto quasi seriamente 'peggio ancora' riferito all'ultima frase lo trovo un tantinello inquietante. Ma soprassediamo.
Ora, non che io intenda sviscerare ognuna di queste questioni, ma se mi scappa un qualche 'porco boia' mentre vi faccio riferimento, la cosa non mi disturba.
Così come non mi disturba pensare che altri blogger abbiano parimenti le loro opinioni e le esprimano liberamente, che siano opposte o lievemente divergenti dalle mie. Anzi, a ciacolare con gente che la pensa diversamente c'è molto più gusto. Anche perché a forza di ripetersi soltanto 'cosa' si pensa si rischia di dimenticare 'perché' lo si pensa. La discussione tiene svegli i neuroni, no?
Tutta questa lunga pappardella per dire che, avendo io l'immagine di blog più vicina a quella di chiacchierata al bar piuttosto che a quella di pulpito, non vedo cosa ci sia di male o di fastidioso nel lasciare penetrare un po' di politica nella discussione. Siamo persone che dialogano, non è meglio spaziare un po'? E non è irritante quando qualcuno apre la bocca per poi non dire nulla, frenandosi come se temesse le altrui reazioni? Eccheddiamine, un po' di nerbo, suvvia!
Quindi, alla fine, finalmente vi chiedo cosa ne pensate in merito. Avete mai trovato i miei post fortemente politicizzati? E la cosa vi risulta fastidiosa?
Vorrei non dover scrivere queste ultime parole, ma temo mi tocchi.

'Torno a studiare'.

16 commenti:

  1. Personalmente non ci trovo nulla di male, anche perché esiste una cosa chiamata Libertà d'espressione! Il Blog è tuo e puoi scriverci quello che ti pare purché non arrivi a offendere nessuno ovvio. Se a qualcuno non piace quello che dici può semplicemente smettere di seguirti e basta, perché limitare gli argomenti di un blogger?

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    1. Mia diletta!
      No beh, ma nessuno ha mai fatto cenno di voler censurare alcunché di alcunchì, sia chiaro. Sono solo arrovellamenti che partono da idee altrui su come si blogga, eh u_u

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  2. Quello di "politicizzare" il blog è stato il concetto che mi ha fatto riflettere di più e ancora adesso non sono così sicura di quale sia la mia opinione.
    Anche perché io sono convinta che già dai libri che si leggono e dalle relative recensioni sia abbastanza chiaro lo schieramento politico di chi scrive, esattamente come ne capisci il carattere e la personalità.
    Per cui boh, non so...
    (che bell'intervento estremamente utile :P)

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    1. Mi accodo a questo commento perché rispecchia più o meno quello che avrei voluto dire io. Personalmente non mi infastidisce trovare, tra le recensioni, qualcosa che mi faccia intuire l'orientamento politico del blogger. Come avete già giustamente sottolineato anche voi la politica è un tratto personale quindi non è così impossibile che venga fuori. Mi infastidiscono però i commenti forzatamente politici, le discussioni nelle quali magari la politica non c'entra nulla eppure viene tirata in ballo, così, giusto per denigrare e sputare fango su questo o quel partito. In quel caso smetto di leggere l'articolo perchè, nel caso fossi interessata a cose del genere, mi basterebbe accendere la TV. Allo stesso tempo però non è indispensabile per me capire l'orientamento politico di un blog, non è l'attributo principale sul quale stabilisco i miei giudizi. In sostanza: non mi dispiace affatto che un blog sia velatamente schierato, non ci tengo a verificare se un blog sia schierato, mi disturba che un blog sia sfacciatamente schierato.

      ps: complimenti alla perla di saggezza della genitrice, mai definizione fu più azzeccata!

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    2. Elisa: Effettivamente sì, di norma è abbastanza semplice collegare letture e direzione politica, come ho potuto constatare la notte delle elezioni mentre soffrivo su Twitter... però a volte ho delle sorprese, sai? ò_ò

      StartFromScratch: Beh, ma con un 'politicizzare' in senso stretto effettivamente avrei problemi pure io, dopotutto un blog tematico dovrebbe essere 'a tema'. Neanche per me è indispensabile capire l'orientamento politico di un blogger, però rientra in quegli aspetti che comunque dovrebbero trasparire poco a poco dalla persona. Cioè, a meno che uno non parli esclusivamente di libri fermamente apolitici, credo che qualcosina si dovrebbe capire.
      Se poi la cosa si tramuta in post-comizio effettivamente è un problema.
      (La mia genitrice è fonte di saggezza u_u)

      Però ecco, frenare le considerazioni politiche

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  3. Sono d'accordo con tutto quello che hai scritto. Io credo di essere una di quelle blogger che lascia ben intendere il proprio pensiero politico (non partitico, ma politico, l'orientamento di principi, se vogliamo dirla così), ma non definirei i miei post (tantomeno il blog) politicizzati. E' normale che trapelino idee di questo genere e, anzi, ritengo che mascherarsi dietro a posizioni comodamente neutrali trattando argomenti che, invece, suscitano forti coinvolgimenti personali, sia più lesivo che ammettere candidamente il proprio parere: il lettore, in questo modo, non si scontra con affermazioni prove di nerbo, ma, avendo chiare le idee dell'autore, può invece orientarsi al meglio su come interpretarle, scegliendo se e perché condividerle o meno. La libertà di opinione, d'altronde, nelle persone serie, si manifesta con un grande rispetto di tutte le posizioni, e penso che la grande ricchezza della comunicazione (soprattutto in rete) sia quella di aprire la strada al confronto e alla dialettica, che aiuta, per riprendere la tua azzeccatissima frase, a ricordare non solo quel che si pensa, ma anche il perché lo si pensi.

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    1. Ma sai che invece non sono ancora riuscita a inquadrarti da quel punto di vista? Per ora so solo che sei una persona moooolto acculturata cui piace disquisire di arte, libri e quant'altro. Il che non è poco, comunque. Alla fine non credo conti poi molto da che lato uno decide di guardare, più che altro contano i principi.
      Solo che sulla questione continuo ad arrovellarmi.

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    2. Forse ti sei persa alcuni post che, in effetti, avevo scritto proprio agli inizi (Il cavaliere in[e]sistente o Strambolandia), ma non importa, non mi aspetto di essere inquadrata, di certo la situazione politica non rispecchia quasi nulla delle mie idee, quindi i miei sono più che altro interventi ironici sulle assurdità che vengono esibite dalla politica ogni giorno, più che prese di posizione in favore di qualcuno (forse, a dirla tutta, ho preso qualche posizione contro certi personaggi). Se, però, trapelasse qualche segnale sul mio orientamento (nei post sul lavoro o sulle questioni sociali, per esempio), non me ne meraviglierei, né vorrei che venisse ignorato: l'importante non è pensarla allo stesso modo, ma essere aperti ad accettare tutte le opinioni, purché espresse in modo rispettoso! Su molte cose, comunque, dovremmo essere d'accordo! ;)

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  4. Beh, anche io lascio frasparire volentieri le mie opinioni politiche e la cosa se fatta da altri non mi dá per niente fastidio.
    Esiste una cosa chiamata libertà di opinione ed è giusto così, anzi mi danno più fastidio coloro che cercano di nasconderle tutte le loro opinioni.

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    1. Beh, non volevo tirare su la questione 'libertà d'opinione', nessuno mi ha mai impedito di scrivere nulla né si è mai lamentato. Sono solo arrovellamenti vagamente netiquettosi, ecco.
      Però effettivamente non capisco granché perché certi evitino di parlare delle proprie posizioni politiche. Come se uno che la pensa diversamente dovesse sentirsi offeso ò_ò

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  5. Anche a non parlarne si capisce a lungo andare uno da che parte politica sta sopratutto quando i post sono lunghi e trattano gli argomenti più disparati... quindi tanto vale essere espliciti quando lo si ritiene opportuno.

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  6. Ero già incorso nell'argomento, nel post elezioni. La mia opinione è estremamente semplice: occuparsi (anche parlare) di politica è occuparsi della polis, della cosa comune. Pubblica. Whatever. Solo che con politica la persona della strada capisce "partiti", "movimenti" o quello che passa al convento. Insomma, scatta l'isteria, cala il gelo e magari qualcuno contesta (non per idee diverse, ma perché tu hai infranto un sacro dogma del blogging). Ma bisogna pur parlarne. Certo, se uno parla di libri magari non ha senso che sia l'argomento principale, ma come dici tu spesso le considerazioni emergono spontaneamente. Anche perché i libri sono cultura, parlano di noi e noi siamo animali politici. Punto. Ecco, forse ci penserei un po' se avessi un blog professionale, magari a più mani. Lì però la persona (il blogger) passa in secondo piano rispetto al contenuto.
    Insomma, per me sei a posto. Non penso che tu sia criticabile. Quanto al fatto di dichiarare il proprio "credo", io stesso mi troverei in difficoltà. Ecco, direi che ciascuno è meglio che faccia ciò che si sente.
    Anche perché, come dice bene l'anonimo qui sopra, anche senza essere espliciti le idee politiche si intendono facilmente.

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    1. Ah, con la religione è anche peggio.

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    2. Vorrei essere in grado di rispondere decentemente ma ho ancora i neuroni spappati xD
      Comunque direi che siamo abbastanza in linea u_u
      Effettivamente è triste che appena uno dice 'politica' tanti capiscano 'partiti'.

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  7. Ricordo l'intervento e ho visto il post... Personalmente credo che chi parli di cultura non possa scindersi dalla politica. L'essere apolitico o rifiutare qualsiasi schieramento a me sa di "acultura". Che un blog individuale abbia una componente politica - che non significa fare propaganda, ma non essere negazionisti delle proprie idee o, peggio, non averne di idee perché allora è preoccupante - mi sembra in parte inevitabile. Se uno lo evita a tutti i costi, oppure afferma che uno deve essere apolitico, beh, due pensierini ce li faccio :) Per come intendo io la politica è cultura. Leggiamo di libri e poi ignoriamo quel che ci circonda. Tristezza.

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  8. Ho letto questo post quando l'hai scritto, poi non so perché, probabilmente non avevo tempo, non ho lasciato nessun commento. Adesso ho rivisto il tuo post linkato e mi è tornato in mente che dovevo dirti ancora quello che pensavo.

    A me piace molto la politica, per me anche la politica è cultura, mi piace seguirla, leggo anche blog esclusivamente politici. Mi piace scoprire quali sono le idee di una persona e credo che parlando a lungo di libri, a meno che non si parli solo di storie d'amore e harmony, sia un po' inevitabile lasciar intendere da che parte si sta. Insomma, certe volte non si può rimanere imparziali secondo me. O non parli di certi libri oppure dici da che parte stai, altrimenti secondo me non ha senso.
    Morale della favola: a me non dispiace affatto trovare la politica in mezzo ai libri, anche perché secondo me ci sta bene spesso e poi insomma, è sempre bello avere delle idee e condividerle.
    Comunque alla fine io credo che dovresti fare esattamente come ti senti, io la vedo così: il blog è mio, è un mio momento carino della giornata, in cui mi rilasso e faccio una cosa che mi piace, quindi non voglio in alcun modo non scrivere qualcosa che mi fa piacere scrivere pensando che a qualcuno possa non piacere. Sicuramente è così, a qualcuno non piaceranno le mie idee, ma non fa niente. Il blog rappresenta quello che sono io quindi io ce le voglio dentro le mie idee. Forse è un discorso egoistico, non so. Boh. Comunque la politica mi piace, ecco.
    :)

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