sabato 19 gennaio 2013

Dibattimento sulla gradevolezza di Jane Austen - e infamante comparazione finale.


Qualche giorno fa sono incappata in questo post su Le Librerie Invisibili, '200 anni e non sentirli', dedicato al celebre capolavoro di Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio. È un post interessante, in cui ci si domanda dove si trovi la ragione del successo eterno e dell'adorazione imperitura per questo libro e in cui vengono citate le risposte date da alcuni scrittori contemporanei. Ne condivido alcune, altre un po' meno. Ma non è che io voglia offrirvi uno sterile riassunto di un articolo altrui, anche se mi rendo conto di non potervi aggiungere nulla di ferrato o competente.
Il fatto è che da quando l'ho letto mi è sorto un tarlo nel cervello e l'esperienza mi ha insegnato che l'unico modo per cacciarlo è disquisirne qui. Il tarlo si chiama dubbio e la domanda è 'Perché mi piacciono così tanto zia Jane ed eredi di penna?'. Le sorelle Brontë, Elizabeth Gaskell. E anche Georgette Heyer, nata all'inizio del Novecento eppure fortemente ancorata alle scrittrici classiche di poc'anzi. Non riesco a non domandarmi di quale magica sostanza siano intrisi i loro scritti, perché io le idolatri a tal punto.
Ora, voi non mi conoscete di persona. Altrimenti sapreste che mi trovo perfettamente a mio agio tra i truculenti massacri di George R. R. Martin e le improbabili e sanguinosissime sparatorie di Joe R. Lansdale, nell'assurda e fangosa ironia di Terry Pratchett o nelle efferate carneficine della prima Laurell K. Hamilton. Gocciolanti fori di pallottola e boccali straripanti di birra mi regalano sospiri di quieto relax, quel senso di tiepido comfort dato dalla consapevolezza di trovarsi nel proprio ambiente.
Sarà che ormai vivo più nei libri che nella realtà, però la situazione mi confonde. È come alzarsi in piedi dopo aver partecipato ad una strage, scusarsi con gli astanti coperti di sangue e melma e allontanarsi alla volta di un candido salotto coperto di pizzi, invaso da pallide donzelle intente a ricamare e sorseggiare tè. Dalle urla della battaglia al più delicato sussurro, dal clangore di spade che cozzano al tintinnio delle tazze di porcellana sul piattino.
Ho sempre pensato – e in parte lo credo ancora – di non avere nulla a che fare con quei salotti. Una parte di me si atrofizza ogni volta che qualcuno mi parla di trucchi, vestiti o matrimoni. Eppure zia Jane & compagnia, nel corso delle loro narrazioni, si trovano spesso a dilungarsi sul vestito di uno e sui gioielli dell'altra, di piccoli inganni e lunghi corteggiamenti. E una parte di me arriva perfino a rallegrarsi in quei lieti finali di gioiose nozze.
E già il fatto che io consideri un matrimonio un lieto evento è di per sé bizzarro. Eppure...
In questo vecchio post dedicato a zia Jane avevo ipotizzato che parte del mio interesse verso tale forma di letteratura dipendesse in parte dall'affidabilità storica dell'autrice, nella sua personale interpretazione, come donna e come intellettuale, della condizione sociale del genere femminile all'inizio dell'Ottocento. Però non è soltanto questo, perché l'interesse storico non spiega il piacere nella lettura.
Sempre nel post sopracitato di Le Librerie Invisibili, una delle ipotesi si rifà al bisogno di buone maniere. Di educazione, di rispetto tra esseri umani, di cortese distanza tra le persone. Può darsi. Il che mi incuriosisce, perché tendo a cercare un rapporto quasi simbiotico e inquietantemente schietto con i miei amici più stretti. Eppure...
Un'altra delle ragioni evidenziate da Le Librerie Invisibili è l'ambientazione in un contesto in cui tutto ha un suo posto e una sua collocazione, i confini sono netti e definiti e tutto risulta più semplice. Magari più duro e ingiusto, ma semplice.
Poi, poco fa, ho letto un post sul blog di Nina Pennacchi, ove la suddetta scrittrice di romance si dichiara orgogliosa del genere cui ascrive la propria opera – e sulla quale vorrei tanto mettere le manacce, non fosse che sono ligure e ho il budget azzerato... - in cui leggo '… non credo che un uomo potrebbe capire davvero quello che voglio dire. Più che ottusi, non hanno sfumature.'
Parole che sento, quantomeno statisticamente, di condividere. Se mi seguite da un po', probabilmente saprete che non sostengo in alcun modo la tesi della differenza biologica tra uomo e donna che va a definire la distanza caratteriale. Per me – e per molti sociologi, coff – la distanza tra i generi dipende dal condizionamento ambientale e culturale.
Però questa distanza c'è, non è che posso negarne la presenza. Crescere come femmina è estremamente diverso dal crescere come maschio. La differenza che c'è tra micro-machines e una lavatrice di plastica, per dire. Quella stessa differenza che in un certo senso mi fa sentire che Orgoglio e Pregiudizio è mio, che appartiene a me più di quanto non potrebbe appartenere a mio padre.
Ma non voglio mettermi a polemizzare, non è questo l'intento del post.
In realtà non ce l'ho chiaro nemmeno io, l'intento di questo post. Alla fine ne ha davvero uno, tolto il bisogno di mettere per iscritto i miei dubbi e i miei arrovellamenti? A ben vedere non ho fatto altro che riprendere un post che avevo già scritto un anno fa e arricchirlo con frasi trovate su altri blog.
D'altronde – e forse qui sta l'unica vera goccia d'utilità di questa lunga manfrina – credo sia il caso di sottolineare la costanza e l'ascesa del successo di questi libri. Di queste donne che spiccano per intelligenza, che osservano, analizzano, riflettono. Anche se costrette in corsetti e cipria, donne acute e forti della propria sagacia.
Soprattutto, credo sia il caso di sottolineare questa tendenza in contrapposizione ad un'altra, ben più recente e che spero di non nominare mai più in questi lidi, fatta di libri in cui non c'è una donna lieta senza un collare o un'arrossata sagoma di frusta sul didietro. Protagoniste la cui sagacia rivaleggia con quella di un cocker e la cui arguzia si ferma ben prima. Non parliamo della forza, che par di sparare sulla croce rossa.
Quindi, ecco, quando ci piange il cuore alla vista di eserciti di libri il cui eroe è un disadattato privo d'eloquio ma ricco di cuoio, consoliamoci pensando all'imperituro successo di zia Jane e dei suoi personaggi.
Non è poco. 

20 commenti:

  1. Hai dimenticato di aggiungere che terminavo con: "...ovvero, sono ottusi." ;)
    Ci devo ragionare, sul tuo post, ben più complesso del mio... ci penso e provo a ingarbugliare una risposta piena di sottigliezza, che per una sputasentenze come me non sarà facile :)
    PS: Intanto ti ho risposto massimalisticamente di là :)

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    1. Ahahah, beh, ho voluto sciacquare via l'ironia per evitare che gli ommini si sentissero sminuiti xD
      Esprimere le proprie opinioni in maniera netta e chiara coincide con l'essere 'sputasentenze'? ò_ò Mh. Ho imparato una cosa nuova.

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  2. Magari ti può interessare: http://www.bookdepository.co.uk/blog/comp/Take-our-Jane-Austen-quiz-and-win-beautiful-editions-of-her-classics

    :)

    Ilaria

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  3. Decisamente il tuo articolo è molto più complesso e articolato del mio. Potremmo considerarli due articoli complementari perchè in qualche modo si completano a vicenda. Quando hai scritto che mi avevi citata non avrei mai immaginato così tanto!
    Il mistero di Jane Austen si infittisce... seguirò i commenti al tuo articolo per raccogliere nuovi pareri.

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  4. In realtà, l'amore sfegatato per Jane e le sue opere, soprattutto per O&P, e soprattutto per Lizzie Bennet (che adoro ma mi fa rosicare in egual misura..), nasce con degli uomini. Il primo fu l'eminentissimo, serissimo prof. George Saintsbury, il secondo fu Rudyard Kipling, e insieme a loro ce n'erano tanti altri. Non farò qui l'elenco dei tanti uomini che hanno scritto parole sperticate per il suo genio perché sarebbe troppo lungo.
    Poi, non so esattamente come o quando, improvvisamente Miss Austen da Steventon è diventata "roba da donne", melensaggine per inguaribili romantiche, persino accusata di essere assai maschilista (!!) perché parla solo di fanciulle in fiore che vogliono sposarsi. E io che in tutto questo denigrare continuavo a leggerla e a sentire visceralmente che NON era affatto così!

    Restando a O&P, la prima opera austeniana che ho letto quando avevo 20 anni (da allora ho passato parecchie primavere), posso dire di avervi trovato una dose di sovversione, femminismo, ricerca dell'armonia tra maschile e femminile, passione e ragione che ancora devo trovare in altre opere.
    Mi ha indicato il tipo di donna che volevo diventare, il tipo di persone che volevo avere accanto, il tipo d'uomo con cui volevo condividere la mia vita...
    Ultimamente, vedo intorno a me sempre più uomini che la apprezzano, apertamente. Forse stiamo tornando alle origini, quando esistevano uomini che non avevano paura di Jane Austen, come George e Rudyard. Speriamo. E lavoriamo, per questo. Non può che venirne un gran bene, per tutti, per tutte.

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  5. Ilaria: Veduto e sbavato *__* Ma mi sa d'improbabile, le domande sono troppo facili .__. Perfino per me.

    Le librerie invisibili: Complesso e articolato non direi, ma grazie xD In realtà credo sia soltanto più personale. Però come rilevanza credo non ci sia il minimo paragone >_>'

    Sylvia: Ecco. Ecco perché ho aperto un blog e rilascio le mie paturnie nell'Internet.
    Non sapevo dell'iniziale interesse 'maschile', diciamo, verso zia Jane. Non so quando è nato il romanzo d'avventura nel senso più stretto, magari è stato in concomitanza con Stevenson e da lì si è operata una lenta separazione tematica per genere ò_ò Mah.
    Le accuse di maschilismo, mah... voglio dire, a fine '700? Non possiamo applicare i nostri filtri ad altre epoche, via. E se anche volessimo farlo, ma proprio i personaggi femminili di zia Jane dovrebbero essere tacciati di maschilismo?
    Io non ho ancora trovato un solo esemplare del sesso maschile che abbia letto e apprezzato zia Jane. Forse per disinteresse verso le tematiche che, in un certo senso, non li riguardano. O più verosimilmente, perché zia Jane è considerata 'da donnicciole'.

    Tra l'altro aggiungo che ho passato la mattinata a fantasticare su un possibile raduno Austeniano. Una cosa carina. Tè e biscotti. E incipit di Orgoglio e Pregiudizio da distribuire ai passanti. Non sarebbe male, no? *w*

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  6. Carissima Leggivendola, se posso esserti utile per esplorare l'iniziale interesse maschile, indico qui un paio di post: http://www.unteconjaneausten.com/search/label/Janeite
    Tra l'altro, fu proprio un uomo, e non uno qualunque ma nientemeno che il Principe Reggente, ad apprezzare pubblicamente Jane, tanto che asserì di tenere una copia dei suoi romanzi (quelli usciti fino ad allora, cioè i primi tre) in ognuna delel sue residenze. Poi volle incontrarla, anche se mandò in sua vece il suo Chief Librarian... Non si può pretendere troppo! Jane descrisse quel momento con la sua solita verve, e ogni volta mi ci faccio enormi risate (che donna sovversiva, la nostra Jane!).

    Inoltre, ti segnalo almeno un uomo del presente, e per di più italiano, che non solo apprezza Jane ma la conosce profondamente e l'ha anche tradotta: Giuseppe Ierolli. Questo è il suo sito: www.jausten.it.

    Infine, un raduno del genere è anche nei miei pensieri, da un po'. E non solo un raduno. E non solo nei miei, di pensieri. Quando avrò proposte più concrete, se posso, provo a ripassare di qui... a breve, comunque.
    E grazie mille per questa conversazione!

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    1. Grazie mille a te, per i link (che mi appresto a spulciare con gioia *__*) e per le informazioni. Non sapevo dell'interesse del Principe Reggente, sinceramente credevo che zia Jane fosse considerata 'lettura da donnicciole' più allora che adesso. Mea culpa.
      Comunque, prima o poi il raduno Janeitiano avverrà. Bisogna solo decidere dove e quando. Ma avverrà *w*

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  7. E basta con questo "Zia Jane", tra l'altro ripetuto ad ogni riga. Non e' bello, cosi come i vari "Zia Row" etc.

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    1. Gentile Anonimo, "dear Aunt Jane" ha un riferimento letterario molto preciso, non è un'invenzione superficiale del fanatismo dell'ultim'ora. L'epiteto fu usato nella biografia (la prima) che fu scritta tra il 1869 ed il 1870 dal nipote di Jane Austen, James Edward Austen-Leigh, il quale si rivolgeva, appunto, alla cara Zia Jane (visto che era proprio sua zia).
      Quella biografia ha fissato per sempre l'immagine di Jane Austen agli occhi dei posteri facendola diventare una vera e propria icona - di cui quell'epiteto fa parte integrante, esattamente come la famosa immagine che si vede ripetuta all'infinito in ogni dove e una quantità di aneddoti familiari.
      Se desidera verificare, ecco un link molto utile: http://www.jausten.it/jamfjamesedward01.html

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    2. Sottolineerei inoltre che la gradevolezza di un epiteto è relativa, così come è facoltativo leggere i miei post su Zia Jane e Zia Row.
      Non firmarsi invece è proprio maleducato. E lo dico con tutto il garbo di cui tu sei anonimamente privo.

      Silvya: Vorrei averti in formato mp3, così potrei andare in giro ascoltando tutto ciò che sai di zia Jane T__T

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  8. Io sono una persona romantica dal cuore di panna, quindi mi è impossibile non amare questi romanzi. Ma, secondo me, la loro forza, la forza di Jane Austen, sta nel fatto che con la sua scrittura e il suo modo di scrivere, riesce a prenderti e a staccarti da tutto fornendoti una fuga dal presente per portarti in un mondo che non c'è più, ma di cui ogni tanto abbiamo bisogno per tutte le varie ragioni citate nell'articolo che ti ha ispirato la recensione.
    Zia Jane è in grado di farsi amare anche da chi, come te, non è di base romantica e vezzosa perché i suoi romanzi non sono fatti solo di crinoline e pizzi, questi sono solo dei corollari a tutta la storia che lei racconta. Non esagera con questi dettagli, li amalgama bene con tutto il resto.
    E piace anche agli uomini! ho fatto leggere a mio marito "Ragione e sentimento" e gli è piaciuto molto, così come "Orgoglio e pregiudizio" era piaciuto a tutti i maschietti della mia classe del liceo quando lo avevamo analizzato e studiato al corso di inglese.
    Insomma, la Zia è una grande scrittrice in grado di far sognare ancora oggi a distanza di così tanto tempo.

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  9. Interessante riflessione. Vengo a metterci del mio (che forse non ce n'era bisogno, ma tant'è XD)
    Riflessioni sparse:
    quand'è che Jane Austen (e soprattutto "Orgoglio e Pregiudizio") è diventato un romanzo da donne? Mi viene da pensare alla prima volta che ho sentito parlare di questo romanzo. Avrò avuto 12 anni e leggevo un libro (chi si ricorda quale fosse :( era molto bellino), una specie di diario di un adolescente maschio "alla giovane Holden". Molto bellino. Tal ragazzo a un certo punto leggeva Orgoglio e Pregiudizio e, differentemente da ogni suo pregiudizio, lo adorò, perché era un classico, ma divertentissimo! Il libro era scritto da un uomo, questo lo ricordo.
    Per me la chiave è questa e resta questa: il protagonista del libro lo definì appassionante e divertente. La mia definizione permane su questa falsariga.
    Quando, quindi, Jane Austen è divenuta un'autrice per donne? Beh, quando le donne l'hanno resa tale.
    Jane Austen ha impastato in storie appassionanti e apparentemente romantiche un'ironia strepitosa, una rappresentazione della società sottile e umoristica, salace. Che delizia, tutto ciò :) Un pappone descrittivo sulle abitudini dell'epoca chi se lo vorrebbe leggere?
    Jane Austen è l'autrice per lettori che vogliono affondare nella trama e da quella eventualmente "apprendere" qualcosa, è colei che ha capito che il dessert dei lettori è l'intrattenimento. Ed è colei che prende in giro tutti: personaggi, contemporanei, lettori (oh, sì! Pure i lettori!). Ed è "una grande" a farlo ;)
    Tornando quindi al discorso, Jane Austen diventa un'autrice per donne (anzi, per "donnicciole romantiche"), quando le donne la leggono e la sottovalutano. Quando la esaltano per il suo romanticismo, e basta, per essere "un'autrice per animi sognatori". (Io ho sempre ridacchiato per il fatto che la prima volta che Lizzie tra sé afferma di essere innamorata d Mr Darcy sta visitando la sua ricca ricchissima maestosa tenuta. Ahhh, qual finissimo, cinico realismo in questo dettaglio!)
    Ci sono tanti modi per leggere un romanzo e piena libertà in questi. Ci sono anche però modi per etichettare un romanzo credendo di esaltarlo, mentre invece in realtà lo si sta sminuendo.
    [ma poi. Se gli uomini non la apprezzano è perché, semplicemente, non la leggono. Pure io non apprezzo Stefano Benni... infatti non ne ho mai aperto una sola pagina!]

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  10. Domande che mi pongo anch'io, che mi rispecchio quasi in tutto e per tutto nel ragionamento che hai srotolato lungo il post. Alla fin fine, non so nemmeno se voglio trovarle le risposte, però. Non sono affatto una tipa da salottini rosa, pizzi e merletti e se nella vita reale sentissi da mattina a sera i discorsi che per lo più si fanno nei suoi romanzi, credo mi suiciderei. Credo che il 90% dell'attrazione che esercita la sua opera sia dovuta proprio al suo modo di scrivere. L'ironia che serpeggia tra le righe e quelle cose lì. Inoltre ogni romanzo ha il suo punto forte, ad esempio il motivo principale per cui amo Orgoglio e Pregiudizio è Elizabeth Bennet, così diversa da tutti quelli che la circondano che per forza te ne innamori. E la sua storia con Darcy è tutt'altro che melensa e stomachevole, staresti a seguirli per ore mentre si stuzzicano a vicenda e il tutto ti cattura da morire. In Ragione e Sentimento invece, a prenderti è la differenza abissale tra le due sorelle, ti sembra di stare su un equilibrio precario che basta un niente a precipitare di sotto. Insomma, c'è sempre un qualcosa che costituisce il fuoco, mentre attorno ci sono tutti gli altri e tutto il resto.
    A parte tutto ciò, può darsi che semplicemente ogni tanto abbiamo tutte/i voglia di sederci vicino al fuoco a bere tè caldo e fare la maglia, per dirla metaforicamente, per fuggire agli stress quotidiani e a questo mondo assurdo in cui viviamo. E quando vogliamo farlo in pigiama e pantofole di peluche, i salotti della Austen sono l'ideale. Ad esempio, già a prendere "Cime tempestose" (che io amo alla follia) quel calore e quella pace mica li trovi.
    Non so quale sia il suo segreto, so solo che un po' di Jane Austen di tanto in tanto fa bene al cuore.

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  11. Scusate se mi intrometto ma (sulla scia del commento di lepaginestrappate e da adoratrice della cara vecchia Jane)perchè c'è sempre questo dare per scontato che la Austen sia una lettura "per donnicciole" (per riprendere La Leggivendola)? Jane Austen racconta delle storie (e no, non lo dico d'amore, perchè - come diceva qualcuno - tutte le storie sono storie d'amore: Il Libro della Jungla non è una storia d'amore?) e lo fa in maniera fantastica: perchè un uomo non dovrebbe apprezzarle o divertirsi leggendole?
    Non si dovrebbe ormai essere "oltre"?



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    1. Condivido. Sono un uomo e,come tanti altri uomini, soprattutto come due gentiluomini britannici tories e tutti d'un pezzo quali Walter Scott e W.M. Thackeray, adoro i romanzi di Jane Austen; e, con i suoi, quelli di diverse altre autrici dell'800 inglese.

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  12. Eccomi, partecipo alla discussione.
    Jane Austen mi coinvolge (al pari delle sorelle Bronte) in un mondo che non esiste più. Parlo di frasi sussurrate, di gesti accennati, di sguardi sfuggevoli. Non sono particolarmente romantica ma ogni volta ne rimango estasiata. Dell'amore quando era amore. Di quelle passioni violente trattenute in un respiro. Fantastico.

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  13. vabbè, visto che sono privo di sfumature, torno ai mie pastelli a 16 colori :asd:... ma il post mi è piaciuto e ne condivido anche larga parte :)

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  14. Beh... onestamente non so più cosa rispondere. I commenti valgono mille volte il post stesso, quindi... boh, mi limito a felicitarmi della vostra presenza sul mio blog.

    (Polieduce: Via, statisticamente, non totalmente! xD)

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  15. Sono capitata qui per caso, ma mi sono riconosciuta molto nei tuoi gusti letterari. Anch'io passo amabilmente dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco alla zia Jane! Personalmente trovo la sua scrittura molto piacevole e alcuni suoi personaggi femminili molto forti e consapevoli di loro stesse. Donne che senza snaturarsi trovano la loro dimensione nel mondo

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