lunedì 10 settembre 2012

Riflessioni vagamente ordinate sull'autopubblicazione


Sto ancora stiracchiandomi, mentre scrivo questo post. Ieri notte ho finito di leggere Marina di Carlos Ruiz Zafòn e l'ho trovato troppo simile a L'Ombra del Vento per potervi dedicare una recensione. Però devo dire che mi è piaciuto un sacco, piacevole sorpresa, viste le recensioni che lo accusavano di mediocrità. Bello bello bello. Al momento mi sto dando a Una banda di idioti di John Kennedy Toole e per adesso lo trovo geniale. Vi saprò dire poi.
Ad ogni modo! Quest'oggi il post verte su un argomento che ultimamente mi smuove le rotelle nel cranio e sul quale, una volta tanto, sono riuscita a farmi un'idea piuttosto precisa. Ieri Diario dei pensieri persi – dubito che possiate non conoscere quest'eccelso blog che profuma di splendore e meraviglia, ma nel malaugurato caso ve lo consiglio poderosamente – ha pubblicato questo post, in cui Valentina esprime il proprio punto di vista sull'autopubblicazione, portando ad esempio l'opera in siffatto modo edita da una giovine ragazza italiana.
Ora, immagino che sappiate come ci si autopubblica sul web. Ci sono diverse piattaforme online cui affidarsi, da Amazon a Lulu e, per chi ha voglia di farsi due ricerchine su Google, molte altre. Io però non ho voglia di fare la ricerchina e lascio a voi l'arduo compito. Valentina nel suo post definisce l'autrice di Alias Grave Nil, Barbara Schaer, un'esordiente. Io dico... nì.
Non è una questione di snobismo. Non nego che tra tante centinaia di migliaia di opere autoprodotte possa celarsi un capolavoro, magari editato e revisionato da un professionista – che le agenzie letterarie e i free-lance fioccano – e messo a disposizione del mondo nella miglior forma possibile. Non dico che chiunque scelga di autopubblicarsi senza passare per una casa editrice debba essere per forza un egocentrico bove con gli occhi acquosi e la bocca ruminante oscenità grammaticali, ammantato di spocchia e sogni di grandezza. Non tutti. Però una buona parte...
Ecco, sicuramente c'è quello che finisce di scrivere la propria opera, la guarda con affetto, la revisiona con cura, magari la manda anche a un professionista che possa dargli un parere e un consiglio – visto che uno scrittore non potrà MAI essere oggettivo nei confronti del proprio figlioccio paginoso – e decide con calma di non ricorrere ad alcuna forma di collegamento tra sé e i propri eventuali lettori. O magari, essendo consapevole della scarsa commerciabilità della propria opera, sceglie di saltare una lunga trafila di rifiuti e passa direttamente ai fatti, in modo consapevole. Magari dicendosi che se tanti orrori editoriali vedono la luce nonostante si meritino la latrina, perché non il proprio 'libro'? Però... però ci sono quelli che ti spammano su Facebook – sì, li ho avuti anch'io – e per mail, quelli che incensano la propria opera nascondendosi dietro un nick-name, quelli che nel cassettone della scrivania tengono un mare di lettere di rifiuto – oddio, ormai si fa tutto per mail... ma mi piace di più pensare a pagine bianche tatuate di freddo inchiostro, quindi lasciatemela passare.
Ecco, la casa editrice per me ha una sua utilissima funzione di filtro. In un mondo ideale – diciamo, in molte case editrici ma sfortunatamente non in tutte, sennò la realtà editoriale non sarebbe immersa in questa crisi melmosa – un editore è una persona seria e competente, che ama il proprio lavoro, che vuole vedere il nome della propria CE stampato solo su copertine degne, che legge, promuove e pubblica bei libri e, tra le migliaia di manoscritti che gli giungono ogni giorno, sceglie solo i più meritevoli, i migliori. E non possiamo essere tutti in quello sparuto mazzetto di fortunati geni, ci sono anche i discreti, gli sgrammaticati e i mediocri, che però ci credono. Se la credono. Tantissimo. E spesso, davanti a innumerevoli rifiuti, invece di rileggere il proprio figlioccio con occhi nuovi e più consapevoli, si danno a forme di pubblicazione a metà. Editoria a pagamento – il Male Supremo – o autoproduzione. Perché quando ti autopubblichi vuol dire che tu e solo tu – per scelta o, molto più spesso dopo una montagna di 'no' – hai deciso di credere in te stesso. Che tanti altri, invece, non hanno voluto accordarti quella fiducia con cui ti affacci al mondo proponendo la tua opera. Ma perché io ti dovrei concedere quella fiducia, se so che ti è stata plurimamente rifiutata?
Ecco, per questo per me l'autopubblicazione è una pubblicazione a metà. Perché (quasi) per ogni professione ci vuole una licenza, un concorso, un esame, qualcosa e qualcuno che certifichi che TU sei perfettamente in grado di fare una tale cosa. E, in questo caso, quel 'qualcosa e qualcuno' sarebbe la casa editrice. Ma se si salta quel passaggio si rischia di restare fermi ad un livello amatorial-hobbistico che dubito coincida coi sogni più rosei di un aspirante scrittore.
E quindi, considerando per tutta questa serie di ragioni – un po' sparse – l'autopubblicazione, una pubblicazione a metà, non posso definire la già nominata Schaer un'esordiente. Se non a metà.
Aggiungo che, mesi addietro, sono stata ad un incontro con Zerocalcare, eccelso fumettista di cui vi consiglio con estrema convinzione La profezia dell'armadillo. Egli asseriva che il proprio successo sull'Internet derivasse soprattutto dall'impegno costante che metteva nelle strisce. Che, pur essendo gratuite e fruibili da chiunque, non sono mai tirate via. Trasudano anzi sforzo, impegno, interesse, cura. In nessun caso si può supporre che Zerocalcare si sia detto 'Bon, tanto è gratis, pubblico anche 'sta ciofeca'. Invece molti aspiranti fumettisti italiani peccano nel fare questo ragionamento, proponendo stralci 'carini' o 'mediocri' quando dovrebbero promuoversi puntando alla perfezione. E io temo che molti aspiranti scrittori si macchino dello stesso errore, sottovalutando la forza del web e le possibilità che offre. Se ci si mostra, bisogna farlo al meglio. Altrimenti, si faceva prima a rimanere nell'ombra, no?
Sicuramente mi sto perdendo opere meravigliose. Lo so, ne sono consapevole. Però continuo a pensare che mi sto anche risparmiando tante ciofeche. Ma ditemi cosa ne pensate, che sono curiosa. La discussione nella mia testa è ancora aperta.

17 commenti:

  1. Ahimé, rientro a buon diritto nella categoria degli autopubblicati, anche se qualche "licenza" da altri l'ho ricevuta, sia sotto forma di premi vinti che di pubblicazione. Il mio problema, a questo punto, è che alla mia non più verde età non si ha più voglia di attendere un parere - negativo, in genere - da un editore. Con in più il non piccolo problema di scrivere qualcosa di poco commerciabile per il genere scelto, la SF e il fantastico. Quindi nel frattempo mi autopubblico, anche nella convinzione che l'editoria italiana - e non solo quella italiana - stia attraversando un momento decisamente infausto e che sia alla disperata ricerca non tanto di nuovi autori quanto di vilissimo denaro. Una trilogia come 50 sfumature di grigio-rosso-e-blù è qualcosa di più di un testo mediocre, è semplicemente un'ammissione di fallimento intellettuale. Il futuro dell'editoria credo sia in buona parte nei romanzi autoprodotti. Leggerli è indubbiamente una fatica ingrata ma può meritare. E, ovviamente, non parlo di me stesso...
    P.S.: Tutti i romanzi di Zafon sono cloni del primo che hai letto.

    RispondiElimina
  2. Ciao passa da me se hai voglia, ti ho nominata per uno di quei meravigliosi fantastici fottutissimi memi. ;)
    Non odiarmi troppo. ;)

    RispondiElimina
  3. MaxCiti: Oh beh, ma da come ti esprimi non mi pare tu faccia parte di coloro che 'imbarbariscono' l'autoproduzione, anzi. Semplicemente preferisci così. C'è chi preferisce autopubblicarsi anche dopo aver ricevuto offerte da piccole case editrici, per potersi gestire meglio con le librerie e gli incontri. C'è caso e caso, via. Poi diciamo che la definizione 'scrittore' o 'autore' è ancora un po' opaca. Cioè, scatta dopo un dato numero di copie vendute? Quando uno riesce a mantenercisi? Quest'ultima condizione però priverebbe della dicitura di 'scrittori' pure molti che pubblicano con delle BIG, quindi...
    Comunque non credo che il fantastico stia vivendo un momento buio, anzi ò_ò La SF sì, ma il fantastico mi pare ancora piuttosto 'commerciale', se proprio vogliamo usare questo brutto termine.
    (P.S: che io sappia L'Ombra del vento è stato scritto ben dopo Marina e l'altra trilogia, credo che il primo sia più un perfezionamento degli altri... poi boh, per ora gradisco ancora xD)

    Nick: Figurati, mi ci diverto xD Vado a controllare!

    RispondiElimina
  4. Non so, sai... penso ad esempio a questo: ultimamente mi ritrovo a passare molto del mio tempo leggendo blog. Non sono forse autopubblicati? Eppure non sono scritti da giornalisti, nessuno giornale ha detto che quel che leggo "è scritto bene" o "è professionale".
    E sono molto più interessanti dei giornali, in effetti.
    L'esempio forse non calza troppo, ma credo si sia capito cosa voglio dire. Il filtro di una CE può non essere in linea con il mio. È anche vero leggere autopubblicati senza filtro è improponibile. Il tempo non basta, non a me, ad esempio.
    Quindi?
    Beh, io spero molto nei blog e negli estratti/anteprime sostanziosi.
    Blog come Scrittevolmente, ad es., che recensiscono anche autopubblicati e fanno da filtro.
    E visto che credo che, sinceramente, con la maggior parte dei libri di questo genere basti un capitolo o due per capire come butta - grammatica e sintassi permettendo - le anteprime che si trovano su amazon, di due o tre capitoli, possono aiutare nella scelta.
    Ricordo che quando cercavo siti di lettura incrociata ero finita su BraviAutori.it, e mi era capitato di leggere questo racconto (assolutamente autopubblicato):
    http://www.braviautori.com/tedeschi-suonano-altri-tedeschi.html
    Beh, lo considero una delle mie letture migliori del 2010, il che non so bene cosa testimonia di me ma tant'è.

    Poi, questione CE piccole. In genere si può riuscire, se il libro non è proprio pessimo, a farsi pubblicare da CE piccole, magari in tempi non velocissimi. Ma ci sono problemi gravi, il più grave, per me, è quello della distribuzione inesistente e i dei prezzi di copertina altissimi. Un ebook a 11,90? Scherziamo? L'autopubblicazione questo problema lo bypassa completamente, visto che l'autore sceglie il prezzo.

    Insomma, l'autopubblicazione è una scelta come un'altra, e io credo che, una volta trovato il filtro giusto, possa riservare piacevoli sorprese (e una libertà non indifferente).

    RispondiElimina

  5. In Italia moltissime persone scrivono, ma proprio tante (e pochissime leggono, mah). Ci sono quelli che 'la mia vita è tutta un romanzo', quelli che 'ah, le memorie del nonno partigiano', quelli che 'ho scritto un fantasy meraviglioso' e via dicendo. Coloro che lavorano nell'editoria dovrebbero avere le giornate di 76 ore per riuscire solo a leggere tutti gli inediti che ricevono. Può anche essere vero che il giudizio di un editore non è universale, ma è comunque il parere di una persona che lavora in quell'ambito, ha esperienza, conosce i meccanismi. Non sarà il padreterno, ma probabilmente è più autorevole del fruttivendolo. L'autopubblicazione, visto che l'autore può scegliere il prezzo e magari mettere in vendita il libro a tre euro, può essere un buon sistema per combattere la crisi dell'editoria, che secondo me, almeno in parte, è dovuta ai prezzi terrificanti. C'è un però: non giustifico i volumi che costano 18 euro, ma se compro un libro pagandolo 3 euro onestamente non mi aspetto che sia un capolavoro.

    Ilaria http://lalettricefelice.blogspot.it/

    RispondiElimina
  6. Nina: Mi stanno scappando tanti improperi perché stavo concludendo una risposta molto lunga e ragionata, poi ho premuto un tasto che chissà qual era e... puff. Scomparsa. Ma mordiamo i suddetti improperi e ricominciamo daccapo T__T
    Secondo me il paragone coi blog è sì, un pochino azzardato. Perché un blogger può essere un appassionato, un fanatico, magari competentissimo, però non è che un amatore, ben lungi dall'essere un professionista. Forse il parallelo scrittore/aspirante scrittore è lo stesso tra blogger/critico. Che poi volendo fare i pignoli, in quanti blog schifidi bisogna incappare prima di trovarne uno bello?
    Il problema dello 'scrivere' credo che sia anche linguistico. Voglio dire 'scrivere' come atto pratico, tipo buttare giù la lista della spesa, è lo stesso 'scrivere' del comporre una poesia in endecasillabi. Dire che 'scrivere è alla portata di tutti' è vero e falso al tempo stesso, perché tutti (vabbè, non proprio tutti, ma ci siamo capiti >_>) siamo in grado di ticchettare su una tastiera e di tenere in mano una penna, però c'è anche l'ALTRO scrivere, che è invece è terreno di pochi, mentre l'autopubblicazione è aperta a tutti.
    Mi citi autori autoprodotti che, non dubito, saranno bravissimi e a cui magari darò volentieri un'occhiata. Però quanti sono in confronto alla massa dei desperados della grammatica? Quelli convinti di essere dei geni ma che fanno oggettivamente cascar le braccia? Ti linko un mio vecchio post, così chiarifico meglio a quale marmaglia mi riferisco, http://laleggivendola.blogspot.it/2012/04/come-un-ghiacciolo-gusto-disincanto.html
    (Oh, c'è una netta distinzione tra quello mediocre ma che ci prova e la 'marmaglia', eh. Il marmaglioso è quello che stalkera l'editor e spamma ovunque, offendendosi quando viene ripreso e che giustifica i propri errori ortografici come scelte stilistiKe)
    Su certe piccole case editrici hai ragione, come ho già risposto a MaxCiti c'è anche chi decide di pubblicare in proprio consapevolmente per potersi gestire meglio.

    RispondiElimina
  7. Ilaria: scusa, non avevo visto la tua risposta >_<
    ... sai che intorno alle medie volevo scrivere anch'io le memorie del nonno partigiano? xD ... però le sue vicende sono state effettivamente interessanti e particolari >_> anche se temo che non sarei mai in grado di rendergli giustizia.
    ... temo di avere un po' il complesso del nonno xD
    Ad ogni modo, sono sostanzialmente d'accordo su tutto. Ieri ho letto un articolo di Eco in risposta a un aspirante scrittore deluso, lo linko qui che l'ho trovato illuminante.

    http://www.golemindispensabile.it/index.php?_idnodo=6120&_idfrm=62

    Aggiungo però un appunto. Sono d'accordo col fatto che il prezzo lo fa l'autore e che, se ci spendo 3 euro, magari non ho neanche troppo il diritto di lamentarmi.
    Però. Però quell'aspirante scrittore davvero vuole essere ricordato come quello del libro da 3 euro? Non sarebbe meglio impegnarsi di più, metterci più tempo, magari investirci qualcosa rivolgendosi ad un'agenzia letteraria e poi venderlo a 5? Magari inviandolo a qualche blogger, organizzando catene di lettura o give-away... e ovviamente parlo di aspiranti 'bravi', non di 'Ho skrittò un Libro con la my besty, ki vuole legerlo? <3<3<3'.
    Poi sui prezzi malati delle case editrici non aggiungo più nulla >_>' Mah...

    RispondiElimina
  8. Tra parentesi era successa una cosa strana,avevo inserito il tuo blog in fase di compilazione del post mi sono accorto che il tuo blog non era uscito (magari colpa mia! ) Comunque ho provveduto a reinserirlo nel post.
    Mi scuso anche con te. ;)

    RispondiElimina
  9. Nick: Ma di che ti scusi, via xD Avevo notato, volevo rispondere ma poi sono stata presa un po' dalla discussione qui e un po' da altra roba internetto-librosa e mi è passato di mente @__@' In 'sti giorni mi metto d'impegno e rispondo :)

    RispondiElimina
  10. @leggivendola. No, lo so che che non c'è paragone tra scrivere un blog e scrivere narrativa. Ma mi aveva colpito questo fatto, di trovare spesso più interessante un blog di una rivista, o una rivista nata in rete (Speechless di DiarioDiPensieriPersi, per dire) più interessante di tante riviste in edicola.
    Per questo mi chiedevo, e ho fatto il parallelo... non è che a fidarci troppo dei filtri professionali, si perde un sacco di roba interessante?
    Oppure, se in alcuni casi questi filtri sono ok, in altri perché no? Come si decide?
    Just wonder.
    Mi è venuto in mente (e poi la smetto, giuro) che tempo fa avevo scritto un post sul blog, su di un tipo che mette i suoi racconti on line e che io adoro (questo qui: http://ninapennacchi.blogspot.it/2012/07/un-bravo-scrittore-da-calci-nei-denti.html)
    'Sto tipo ha pubblicato solo due racconti con case editrici. Uno potrebbe chiedersi, è uno scrittore, non lo è? O magari potrebbe non chiederselo affatto perché, di base, non è tanto importante l'etichetta, ma solo le (coff, coff) emozioni. (Sì, l'ho scritto davvero. Emozioniamo, va... :) )

    RispondiElimina
  11. Nina: Uhh io adoro Speechless *__* è la mia rivista preferita in assoluto. Manca poco al secondo numero, tra l'altro con la copertina di Simone Bianchi *ç*
    Ehm... coff >_>' Ricomponiamoci. Quando ripenso a tanto sfoggio intellettuale mi si disintegrano i neuroni e comincio a saltellare come una perfetta fangirl impazzita.
    Beh, sicuramente io mi sto perdendo delle pubblicazioni autoprodotte meritevolissime e piacevolissime, su questo non ci piove. Tra l'altro questi filtri non sono sempre affidabilissimi, considerando le ciofeche che riescono a oltrepassarli senza fatica. E non mi riferisco alle ultime trilogie (che non cito per questioni di principio ma penso sia chiaro a quale immane schifezza io mi stia riferendo) ma anche a letture un po' scialbe, al limite estremo dell'acerbo, di cui non riesco a spiegarmi la scelta. Ce ne sono tante e infestano gli scaffali delle librerie, sfoggiano il loro bel marchio di BIG e sono oggettivamente... beh, diciamo 'non un granché'.
    Il problema è che se io volessi scovare autoproduzioni interessanti, sicuramente incapperei anche in esimie schifezzuole. Io non so come tu faccia a trovarli, quando mi sono azzardata a entrare su piattaforme online tipo Lulu o Amazon mi sono trovata davanti veramente un inferno di squallore. Seguirò i tuoi consigli comunque :)
    (E mi piace disquisire, quindi non c'è bisogno di smetterla. Anzi ù_ù I tuoi commenti hanno la mia approvazione. Cioè, non che ce ne sia bisogno, però se ce ne fosse l'avrebbero xD)

    RispondiElimina
  12. Io di opere autopubblicate ne ho lette poche, ma finora mi è andata bene. Mi riservo di mettere ordine ai miei pensieri prima di replicare. Sono sostanzialmente d'accordo sul fatto che la maggior parte non soddisfano gli standard qualitativi di lettori meno ingenuotti di chi acquista le sfumature.
    Ma ho degli importanti distinguo.

    RispondiElimina

  13. Concordo sostanzialmente con l'articolo di Eco e suggerisco, a chi ne avesse voglia, di dare un'occhiata alla figura dell'autore APS (A Proprie Spese) che si trova ne 'Il pendolo di Foucault'.

    Ilaria

    RispondiElimina
  14. Ah beh, sui distinguo sono d'accordissimo. Quando mi getto in queste riflessioni un po' ampie sono ben consapevole di stare generalizzando senza pietà. Il particolare magari andrà a smentirmi, onestamente è una cosa che spero.
    Metti pure ordine con calma, attendo disquisizioni xD

    RispondiElimina
  15. Ho letto "Una banda di idioti" e l'ho trovato un gran bel libro...

    RispondiElimina
  16. Ciao Leggivendola,
    credo che le sfumature del tema utopubblicazione non siano solo ed esclusivamente bianche o nere, dovremmo pescare il singolo caso e analizzarlo visto che parlare per sommi capi diventa difficile ma, altrettanto sarebbe cercare l'ago nel pagliaio. Conosco autopubblicati che considero dei veri scrittori, alcuni hanno scelto questa strada per il timore di essere rifiutati da varie case editrici, diciamo che si sono fasciati la testa prima di rompersela, altri invece preferiscono distaccarsi dalle "regole di mercato" che attanagliano l'editoria e, in alcuni casi non posso dargli torto. Io l'autopubblicazione la considero una sconfitta, chiedo scusa a chi ha fatto questa scelta che comprendo pure ma non approvo. Non considero l'autopublicazione differente dal rilegare la propria tesi di laurea ...
    Io preferirei piuttosto pubblicare il mio lavoro online, magari in formato elettronico e consentire ai più di leggerlo gratuitamente perché se non si punta al guadagno, se non si punta al mero successo ma, si desidera arrivare al pubblico allora quale migliore soluzione se non quella di "liberare" la propria opera ai più?
    Pubblicare, soprattutto per chi scrive storie di nicchia, diventa sempre più difficile e ancora più difficile diventa farsi leggere ma, per quanto i no siano deprimenti ( a 20 come a 100 anni) per crescere professionalmente, almeno per me, si ha la necessità di qualcuno dall'altra parte che dia una scrollata all'autore, possa valutare i punti deboli e quelli di forza.
    Non sempre è così è vero, per questo ho esordito dicendo che ogni caso è a se stante, si può incappare in editor che ne sanno meno dell'autore( purtroppo mi è successo!), come può succedere che il tipo di turno solo perché ha un blog molto visitato e ha un trilione di fans si ritrova a pubblicare una ciofega con una casa editrice major e presumibilmente seria! Purtroppo esistono i miracoli e il più delle volte i miracolati sono quelli che "conoscono più gente" il VIP di turno, editoria, spettacolo non fa differenza.
    Visto che mi sono dilungata troppo vorrei chiudere dicendo che io credo nella gavetta, per quanto possa essere ingenua questa mia affermazione e per quante delusioni ricevute per cui avrei dovuto ricredermi, continuo ad essere convinta che la gavetta è il mio percorso, quello della crescita, della conoscenza e dell'esplorazione e, come posso pretendere di tener fede a queste tappe fondamentali del mio percorso professionale e di vita se mi lascio andare alla scelta più facile e più ovvia?

    RispondiElimina
  17. Cancello la risposta di Anna, in quanto parla della casa editrice a pagamento per cui lavora. Sono biologicamente contraria all'EAP, come penso sarebbe facile evincere leggendo il post più sopra, in cui la definisco 'MALE SUPREMO'.

    RispondiElimina