lunedì 28 maggio 2012

Disquisizioni sul Piacere della Lettura


Sarà che bado molto alla sostanza
e gran parte delle persone sono inconsistenti.
Ecco perché me ne piacciono poche.

Tanto per cambiare, l'introduzione non ha nulla a che vedere con quanto tratterà questo post. È che l'ho trovata in un link su Facebook e per un attimo mi ha sciacquato via tutta la sovrastruttura culturale, lasciandomi pura anima imberbe. Capita anche a voi? Comunque è durato poco, due secondi dopo stavo sospirando tipo post-esperienza extra-corporea. È di Shakespeare, comunque. Viene da 'Sogno di una notte di mezza estate'.
Oggi voglio parlare di quanto ho letto su un post diversi giorni fa. Un post trovato sempre tramite Facebook, sulla bacheca del gruppo Libriamo, che ha subito catturato la mia attenzione. Il link rimanda al blog dello scrittore Federico Platania, Platania. Non ho mai letto nulla di suo, quindi di certo non posso esprimermi in tal senso. Voglio solo dire la mia su quanto ha enunciato in suddetto post, 'E se intanto smettessimo di dire che la lettura è un piacere?'.
Sono così in totale disaccordo che è quasi difficile trovare le parole per esprimerlo appieno. Per me la lettura non è solo un piacere, è proprio il Piacere Massimo. Mi viene l'acquolina in bocca, quando pregusto un libro agognato, quando ne sfoglio le pagine, quando lo accarezzo sulla copertina a mano aperta.
E quando una lettura non mi dà piacere, bon, io la mollo lì. A meno che l'autore non sia tanto incompetente da rendere la lettura esilarante, in quel caso magari continuo tra le risate. Ma è già un piacere diverso, frutto di malignità saccente e non della pura 'lettura'. Non mi faccio problemi ad abbandonare i libri che non mi aggradano. Voglio dire, perché sprecare il mio tempo a sorbirmi qualcosa che non mi soddisfa, quando il mondo è così pieno di libri che potrebbero piacermi da farmi rodere l'anima al pensiero che non potrò mai leggerli tutti? Non dà noia anche a voi? A me tantissimo. Il pensiero di una biblioteca sterminata piena di miei potenziali-libri-preferiti. E io non li leggerò mai.
Che nervoso.
Se non avete voglia di andarvi a leggere il post di Federico (che comunque è ampiamente motivato, il fatto che io non sia d'accordo non rende certo la sua opinione ridicola o inconcepibile) vi riassumo brevemente la sua tesi. Facendo riferimento a un episodio della propria infanzia, quando il padre gli indica 'Ulisse' di James Joyce come una lettura difficile e impegnativa, che non tutti riescono a ultimare, Federico riflette sul fatto che il 'piacere' della lettura potrebbe non essere immediato e contemporaneo alla stessa, ma manifestarsi dopo, a libro ultimato. Una soddisfazione per averlo saputo leggere, per averne sconfitto le insidie, per aver estrapolato tutto il suo senso e tutta la conoscenza che poteva offrire.
Io non dico che non esista questo tipo di soddisfazione derivante dalla lettura, credo solo che provenga da un determinato tipo di libri. Quelli di saggistica o quelli che vengono assegnati da leggere per motivi di studio. A ripensarci, non mi dispiace di aver letto determinati libri, perché mi hanno saputo dire molto su una determinata cultura e sono contenta delle conoscenze che ho acquisito. Però è anche vero che avrei preferito poter fare a meno di leggerne alcuni, ad esempio (non me ne vogliate, i gusti son gusti) 'Canne al vento' della Deledda.
Ma in certi casi io non parlo del piacere della lettura di per sé, solo della soddisfazione per una conoscenza acquisita. È una gioia diversa, credo.
Considerando che sono solita fruire di letteratura di genere tutt'altro che difficile – anche se ultimamente ho ampliato i miei orizzonti verso i Classici – forse si può anche pensare che sia facile per me parlare, visto che all'Ulisse di Joyce non mi sono ancora avvicinata. Che sforzo può esserci nella lettura di un Joe R. Lansdale, di un Neil Gaiman, di un Christopher Moore? Eppure ricordo che alle superiori sono stata colta da una febbre di Pasolini, e mi sono sciroppata buona parte delle sue opere – ammetto che ne ricordo pochissimo e che ho dovuto arrendermi innanzi a quelle in cui il dialetto romano era troppo marcato – senza dovermi sforzare, senza dovermi ripetere 'Dai, a lettura finita sai che soddisfazione!'. Al massimo mi dicevo 'Non vedo l'ora di iniziare il prossimo'. Voglio dire, se la lettura non appassiona al punto che le pagine scorrono come niente, che non vedi l'ora di sapere come va avanti, che ogni capitolo è un brivido... che senso ha leggere? Forse la lettura per diletto e la lettura per conoscenza dovrebbero avere due nomi diversi.
Anticipando eventuali risposte, dico subito che mi rifiuto di fare una distinzione tra 'Signora Lettura da Veri Intellettuali' e 'Lettura così Leggera da Risultare Indegna pure di Comparire su Anobii'. La lettura è lettura, se leggi un libro che non ti piace soltanto perché fa figo sei uno snob tirone.
Beh, io ho detto come la penso. Direi che ho sproloquiato abbastanza.
Quello che manca sono le vostre opinioni. Voi che dite?

12 commenti:

  1. Credo che il piacere sia una cosa troppo soggettiva per poter essere categoricizzata.

    Io preferisco letture scorrevoli, nelle quali possa apprezzare descrizioni efficaci, magari imparando qualche termine nuovo o stupirmi di una particolare figura usata dall'autore. Prediligo la letteratura fantastica, la fantascienza ed in genere leggo poco di quello che può essere definito "impegnato".

    Non nego però che nelle raffinatezze stilistiche o nelle complessità letterarie qualcuno possa provare lo stesso piacere che io percepisco leggendo tutt'altro, si tratta di gusti.

    Al maiale preferisco il manzo, ai cetrioli preferisco le zucchine, a Joice preferisco Dard.

    Detto questo, immagino che il medesimo discorso possa essere fatto anche sulle diverse fasi della fruizione di un testo, la sua lettura, il suo studio, la sua esegesi o quel che resta ad arricchire il lettore quanto tutto il resto è stato compiuto.

    RispondiElimina
  2. Parole sante, Leggivendola, la penso allo stesso modo. La mia filosofia si basa sul non sorbirsi mai qualcosa che non soddisfa. Poi ci sono vari corollari.
    Comunque bisogna ottimizzare il proprio tempo, evviva il piacere!

    RispondiElimina
  3. Sono d'accordo con te, di sicuro ci sono anche libri che ti fanno 'sudare', più complessi, ma che cavolo, mica esistono solo quelli. Se toccasse soffrire pure quando si legge sarebbe stato meglio morire da piccoli :D

    Amaranta
    http://lalettricefelice.blogspot.it/

    RispondiElimina
  4. Mah.
    Non so, mi sembra un discorso sui generis. A me piace leggere. Punto. Se è un saggio particolarmente difficile, il più delle volte mi piace. Se non mi piace, difficilmente lo abbandono, ma non provo poi nessuna soddisfazione. Ok, ho letto "La meccanica nel suo sviluppo storico-critico" di Mach, ma non vado in giro a vantarmene, anche perché è stata una sofferenza e la soddisfazione non nasce dall'essere arrivato fino in fondo (anche perché una parte l'ho saltata) ma di quelle parti che mi sono piaciute.
    Non so se leggerò l'Ulisse, ma non mi sento certo in difetto.
    Leggo ciò che mi interessa.
    E contrariamente alle premesse, testimonio che dai "Piccoli Brividi" si può diventare lettori forti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Effettivamente, se leggere qualcosa è stata una sofferenza, c'è davvero da esserne fieri? ò_ò uhm.
      I Piccoli Brividi sono fantastici e alle elementari me ne leggevo uno al giorno con gioia immensa ù_ù/ Ricordo ancora che il primo è stato Mano di Mummia *w*

      Elimina
    2. Anzi, no!
      Il primo primo fu Foto dal Futuro. Che tempi!

      Elimina
    3. Oddio sì *__* E 'La casa maledetta'! E Un Barattolo Mostruoso! e 1 2 3 Invisibile! E La Pendola del Destino! ... cavolo, erano fantastici.

      Elimina
  5. Devo ammettere che mi è successo di voler leggere qualcosa di "impegnato" quasi solo perché era tale, anche se poi ho scoperto che nonostante fosse complesso, era bello. Certo, non mi dà lo stesso tipo di piacere (o di meraviglia) che ho quando leggo Coraline e non mi emoziono come quando leggo Swanwick; è un tipo di piacere diverso. Detto ciò, ribadisco un concetto trito e titrito ma che non mi stancherò mai di ripetere: leggere un libro perché il Grande Laureato di turno dice che è complesso non serve a una cippa se il libro non ti piace. Perché se un libro non ti piace, non ci andrai mai d'accordo e a fine lettura sarà come se non avessi letto nulla.
    Chiedo venia per il commento kilometrico, e ringrazio l'autrice per lo spunto interessante ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahahah, mi sono immaginata il 'Grande Laureato' come un essere fatto di fumo, stantio, brufoli e lenti spesse, coll'indice alzato sentenziosamente xD
      E' vero, la lettura di Coraline (*__*) e simili è diversa da, putiamo, un Il Nome della Rosa, che ricordo di averlo letto in diverse settimane. Ma il fatto che qualcosa sia pesante non implica che sia brutto, solo che ci vorrà più tempo a finirlo...
      Io per anni mi sono tenuta assai lontana dai classici proprio perché a consigliarmeli - secondo me solo per fare sfoggio della propria cultura - erano soprattutto aspiranti 'Grandi Laureati', boriosi e spacconi... mah .___.

      Elimina
  6. Leggere è un piacere. Non c'è dubbio. Vorrei tanto avere il tempo di leggere di più. Un tempo, quando andavo in ufficio in autobus divoravo libri su libri, i più semplici in un paio di giorni, i più impegnati in un paio di settimane. Adesso che la vita mi ha portato a traslocare altrove non ho altro mezzo che l'automobile (maledetta automobile) e le mie letture hanno cominciato a rarefarsi. E non nascondo che ciò mi da enormemente sui nervi. Amo i libri in tutti i loro aspetti: il contenuto ma anche il contenitore. Impazzisco quando mi capita di incappare in una di quelle bancarelle di libri usati, nei mercati o nelle sagre di paese. Potrei stare ore a sfogliare vecchie pigne di Gialli Mondadori e di Classici Urania. Poi finisce sempre che me ne compro qualcuno che poi spesso non leggo. Di quei volumi mi piace l'aspetto vintage, innazitutto... e poi non è raro trovare delle piccole perle dimenticate. Oggi il tempo mi costringe a selezionare le mie letture e, come te, sono ipercritico e abbandono senza remore quei libri che non mi soddisfano. La vita è troppo breve per leggere tutto. A meno di non essere il protagonista di quella famosa puntata di "Ai confini della realtà", che aveva tutto il tempo a sua disposizione ma...

    RispondiElimina
  7. Eh, anche per me leggere è sempre stato un piacere 'senza se e senza ma'. Non riesco a concepire una lettura forzata al solo scopo di 'piegare' un libro... infatti ultimamente ne sto abbandonando parecchi. Mi è stato fatto notare che su Anobii sono sempre abbastanza larga di voti, che metto sempre 4-5 stelle... ma il fatto è che se un libro non mi appassiona, cosa lo leggo a fare? Lo pianto lì e non lo voto neanche ò_ò
    Le bancarelle di libri usati sono una cosa meravigliosa. Quando sono stata a Napoli stavo ore in Piazza Dante a guardarmele tutte, sono risalita con la valigia che pesava il doppio che all'andata xD Anche se io più che i gialli Mondadori e Urania preferisco quelli vecchiotti, con la copertina rigida in tinta unita *__*

    RispondiElimina