giovedì 5 gennaio 2012

La vera Regina dei Vampiri, ovvero Anne Rice

Non ho mai parlato di lei, credevo che non avrei mai avuto bisogno di farlo. Pensavo fosse una di quelle autrici che ormai sono entrate nel nostro immaginario collettivo, che le sue trame fossero conosciute come lo sono quelle di Jane Austen. Credevo che scrivere una recensione su di lei fosse rispolverare l'ovvio, come parlare di Harry Potter o Il Signore degli Anelli. A quanto pare, mi sbagliavo. Qualche tempo fa mi trovavo a casa di un'amica, comodamente spaparanzata sul suo bel divano, felicemente coperta da due plaid. La televisione accesa faceva da sottofondo alle nostre chiacchiere, quando è iniziato quello che credo sia il film più orribile mai prodotto: La Regina dei Dannati, indegnamente diretto da Michael Rymer. Quello che più mi irrita di quest'aberrante pellicola non è solo il suo intrinseco schifiltume. Quello che mi offende come lettrice e come fan è che quest'orridume sarebbe ispirato alle Cronache dei Vampiri di Anne Rice, in particolare a La Regina dei Dannati e a Scelti dalle Tenebre. Quando me ne sono lamentata sono poi rimasta spiacevolmente sorpresa quando la padrona di casa, non ricordo esattamente con che parole, ha commentato aspramente i libri da cui l'orripilante pellicola era tratta, relegandoli in quel triste angolo di letteratura in cui giacciono quelle recenti autrici di porno-vampiri che tutti tristemente conosciamo. Quella critica mi ha colpita, perché la mia amica è tutt'altro che un'ignorante in fatto di letteratura. Tra noi è attivo un import-export di libri mica da niente. Eppure parlava dei vampiri di Anne come fossero i fratellini pallidi di Edoardo.
Per questo, ho deciso di dedicare una piccola recensione ad Anne, perché non merita d'essere paragonata alle scrittrici di Harmony per adolescenti finto-dark. Come lettrice sento di doverle molto più di quanto non possa esprimere.
Ha esordito nel 1976 con Intervista col Vampiro, la storia di Louis narrata da lui stesso, con la piccola e piacevole cornice del suo giovane e stupito intervistatore. Louis è nato in Louisiana, proprietario di piantagioni di indaco curate da un discreto numero di schiavi e aveva venticinque anni quando Lestat, protagonista di buona parte delle Cronache dei Vampiri di Anne, lo ha reso immortale. Aveva da poco subito la perdita di un fratello, morto suicida davanti ai suoi occhi dopo il suo rifiuto di credere alle visioni di Santi di cui gli aveva parlato. Louis è preda del rimorso e vive una vita fatta di alcol e disperazione, quando Lestat lo trova. E sarà eternamente preda del rimorso anche in seguito. Gli omicidi di cui è costellata la sua storia, Claudia, il rapporto con Lestat, fatto di dipendenza e disprezzo... ecco, come al solito eviterò accuratamente di anticipare altro sulla trama. Louis è un vampiro tormentato, la morte non gli ha lavato via i dilemmi esistenziali né tanto meno il dolore. Al massimo ne ha aggiunti. Mi sento di dover specificare ulteriormente l'ottimo lavoro di Anne con l'introspezione psicologica, lo stile, la coerenza e le relazioni tra i personaggi. Ormai i vampiri sono diventati nell'immaginario collettivo macchiette con camicette frufru e gli ormoni che ballano e sono tristemente conscia di quanto venga in mente quando vengono nominati. Sesso e lustrini, primariamente.
Dopo Intervista col Vampiro, le Cronache dei Vampiri continuano con Scelti dalle Tenebre (1985), seguito da La Regina dei Dannati (1988), Il Ladro di Corpi (1992), Memnoch, il Diavolo (1995), Armand il Vampiro (1998), Pandora (1988) Merrick la Strega (2000), Il Vampiro Marius (2001), Il Vampiro di Blackwood (2002) e Blood (2003). Ancora inedito in Italia – nonostante le petizioni, non si sa per quale recondito motivo – Vittorio the Vampire (1999). Sin da Scelti dalle Tenebre il principale protagonista è Lestat, egoista e capriccioso, ma diverso dall'essere limitato e crudele di cui narra Louis. Anche i romanzi incentrati su altri vampiri vedono tuttavia continui riferimenti a Lestat, a ciò che gli accade e a come i diversi personaggi l'hanno conosciuto. Fino a Armand il Vampiro, i libri di Anne sono piacevolissimi, ben strutturati e, secondo me, scritti con amore. Leggendoli, si capisce che ama i suoi personaggi e che vuol rendere loro giustizia. Uno dei suoi più grandi meriti, per quanto concerne le Cronache dei Vampiri, è sapere esattamente come questi si sono originati. Niente è stato lasciato al caso, non ci sono fenomeni fisici che vengono tralasciati o problemi non affrontati. I suoi personaggi sono tormentati, prostrati dalla loro immortalità e per loro non è possibile vivere una vita normale ricalcata su quella umana. C'è chi girovaga nella solitudine, chi si chiude in casa a coprirsi di polvere e ad accarezzare i propri ricordi, chi impazzisce e cerca la morte nel Sole. La loro è un'esistenza di rinuncia, privazioni e pentimento.
Sfortunatamente, Il Vampiro Marius, seppure ben strutturato e tutto sommato abbastanza piacevole, diventa a tratti pesante e affettato, il che è dovuto anche alle ripetizioni su come il protagonista ha conosciuto Lestat e Armand, già narrate nei libri precedenti. Ma onestamente, io non ho ancora capito come finisce. Sul serio, che cos'è quel capitolo finale? Non ho apprezzato neanche Merrick la Strega, nel quale i legami tra i personaggi non sono più pensati e spiegati con cura, ma hanno luogo come nulla fosse, senza alcuna logica.
Il baratro è Il Vampiro di Blackwood, in cui Anne si macchia di quella che è per me una colpa gravissima, facendo confluire in uno stesso romanzo due saghe diverse, unendo i vampiri con le streghe Mayfair (L'Ora delle streghe, Il Demone incarnato e Taltos il Ritorno). Quel che è peggio, pare che lo stile goticheggiante e raffinato cui ci aveva abituati le vada stretto. La sua scrittura è forzata, zoppicante e artefatta, una lunga agonia in cui cerca di copiare sé stessa senza esserne in grado, in cui i personaggi s'imbattono gli uni negli altri e cominciano senza motivo ad amarsi e a vivere gli uni per gli altri. Davvero un peccato, nonostante l'idea di fondo – il doppelganger – molto buona.
L'ultimo, Blood, nonostante sia il più criticato, curiosamente mi è piaciuto. Non aveva nulla a che fare con lo stile gotico e raffinato di un tempo, era al contrario molto leggero e veloce, come se Anne avesse finalmente smesso di conformarsi ad uno stile che non le apparteneva più e avesse ripreso a divertirsi scrivendo. Se penso a Blackwood, vedo Anne china sulla scrivania, con il viso contratto dallo sforzo e l'aria stanca. Se ripenso a Blood me la figuro con un tiepido sorriso sulle labbra, mentre la penna corre sul foglio. Non che Blood sia un capolavoro, ho trovato il finale troppo veloce e onestamente la nuova Mona mi irrita parecchio. Possibile che i personaggi femminili di Anne siano tutti – o quasi – tanto odiosi?
Ad ogni modo, Anne non si è limitata alle Cronache dei vampiri o alla Saga delle streghe Mayfair, sebbene questi siano i suoi lavori più famosi – delle streghe Mayfair, consiglio caldamente solo i primi due volumi.
Diversi romanzi singoli, alcuni riusciti e alcuni meno, spesso con soggetti soprannaturali, come Lo schiavo del tempo (1996) o La mummia (1989) e numerosi altri mai sbarcati in Italia – ancora mi domando, perché? Ma il suo vero capolavoro è secondo me uno dei suoi romanzi meno famosi, Un grido fino al cielo (1982), ambientato nella Venezia del diciottesimo secolo, che narra la straziante storia di Tonio Treschi, un ragazzino che viene fatto rapire per motivi economici – e come al solito evito gli spoiler – e quindi castrato contro la propria volontà. Da allora studierà canto, diventerà una voce bianca e nel contempo cercherà di venire a patti con sé stesso, con l'essere che è diventato. Ancora una volta voglio sottolineare quanta cura Anne fosse solita mettere nella caratterizzazione psicologica dei personaggi e, soprattutto in questo caso, quanto si sia impegnata nella ricostruzione storica sia per gli ambienti che per gli usi.
Non la voglio tirare ancora per le lunghe, so che sono tediosa... però Anne è stata un'ispirazione, per me. L'ho scoperta che avevo forse 12 anni e da allora i suoi personaggi mi sono sempre rimasti molto cari, hanno un viso e una voce e, anche se adesso mi capita di rado, se torno ad aprire uno dei suoi libri mi accolgono con calore.
Possono non piacere i vampiri, può non essere gradito lo stile. Ma Anne non ha ricalcato le orme di nessuno e non si è mai trovata con la strada spianata da un successo altrui. I suoi personaggi sono profondi e completi, non meritano di essere paragonati ai protagonisti insipidi e appena abbozzati di tanti recenti romanzi sui vampiri.
Rispetto per Anne, che diamine. Esigo rispetto per la vera Regina dei Vampiri.

4 commenti:

  1. Mai letta, anche se la conoscevo di fama. Hai fatto bene ad omaggiarla così, si vede che ti piace un sacco.
    p.s. scusa una cosa, puoi togliere il captcha, cioè il verifica parole? Ormai è obsoleto, il sistema di filtraggio di blogger è ottimo, in più i ciechi non riescono a commentare se c'è. Con altri sto conducendo una battaglia, unisciti a noi se vuoi...

    RispondiElimina
  2. ... captcha? verifica parole? Uhm. Immagino sia quella cosa del 'immetti 'ste lettere illegibili per commentare', che non sapevo assolutamente di avere xD grazie per avermelo detto, domattina cercherò di risolvere l'arcano!

    RispondiElimina
  3. Anche io la conosco solo di nome. So però che in effetti è una valida scrittrice, non paragonabile a tutta la pletora di epigoni che hanno tentato - con più o meno successo - di imitarla.

    Quando sento parlare di vampiri però non posso fare a meno dal ricordare l'archetipo letterario: Dracula di Bram Stocker, anche se il primo in assoluto, sempre letterariamente parlando, è stato Il Vampiro di Polidori, pubblicato nel 1819.

    RispondiElimina
  4. Ciao, sono capitata sul tuo blog per caso, e ho trovato questo articolo su Anne Rice che è molto ben fatto. Anche io la adoro e mi fa piacere vederla omaggiata come merita. Sì, decisamente la vera regina dei vampiri è lei.

    RispondiElimina