martedì 3 gennaio 2012

Dan Rhodes, adorabile sociopatico.

Non so bene come cominciare questa recensione. Sono ancora un po' sottosopra per gli spostamenti in treno, per il fuso-orario che curiosamente è andato a farsi benedire in zona emiliana e per la coabitazione con numerose forme di vita antropomorfe per un totale di cinque giorni. Sono cose che stravolgono.
Il Capodanno è andato bene. Sono andati bene i giorni prima e i giorni dopo. È andato bene il Capodannatale e sono andati bene i regali. Non tedierò su quanto ho fatto e ricevuto – non credo che formine per dolci e roba da bagno possano essere di una qualche rilevanza, al fine di questo post – ma arriverò direttamente all'esultanza che ho provato quando ho scartato 'Amore Amore' di Dan Rhodes. Il titolo originale dell'opera sarebbe 'Anthropology' – e onestamente avrei preferito una traduzione più letterale -, il caro Dan l'ha scritta nel 2000 e a noi italiani è stata recapitata dalla Newton Compton a Novembre dell'anno appena passato.
Inizio col dire che Rhodes è pazzo. Davvero, vorrei aprirgli la testa e sbirciare quello che succede lì dentro. Mi immagino un cervello pieno di fili sottilissimi come ragnatele che muovono marionette di carta colorate e spaventose. Immagino labbra sottili e artigli sguainati. Quell'uomo ha rubato il cilindro del cappellaio matto e ne sta tirando fuori bestie spaventose, poi le doma e le mette su carta. E hop, ecco le 101 storie. Probabilmente non è andata così, però mi piace immaginarlo.
Ogni storia è uno spillo. Piccole ferite, non abbastanza grandi da sanguinare, ma fastidiose e urticanti. Durano poche righe, sono tutte narrate da un punto di vista maschile e spesso cominciano con la frase 'La mia ragazza'. Qualcuna è abbastanza tenera da strappare un sorriso. Più spesso, sono amare e fanno storcere le labbra. Alcune sono abbastanza grottesche da dare i brividi, costringere a posare il libro e guardarsi intorno per accertarsi di com'è il mondo attorno. Ogni tanto mi dovevo interrompere e riprendere fiato, sincerarmi di essere ancora a casa della mia amica, rassicurarmi fissando le schiene dei miei amici che giocavano con la PlayStation e dopo qualche respiro potevo tornare a leggere, racconto dopo racconto. Spillo dopo spillo. Alcuni sono pieni di dolorosa, stagnante indifferenza. Altri, più dolorosi, lasciano dentro un filo d'angoscia. Sono quelli che gridano e implorano amore, decantano e piangono. Alcuni danno i brividi, la prospettiva della voce narrante – sempre in prima persona – è così sbagliata da dare fastidio. La maggior parte dei racconti sono folli, malati. Uomini che si degradano, che si umiliano, che si prostrano. Che spiegano, nel fuggevole spazio di una mezza pagina, i loro sentimenti e il loro oggetto del desiderio. Se fossi una femminista folle (e sì, sono femminista, ma non sono folle. Non vedo aberranti segni di fallocrazia in ogni dove.) mi sentirei offesa dalla quantità disarmante di donne crudeli e vanesie presenti in queste pagine, incapaci di ricambiare, avide di adorazione, splendide divinità senza cuore.
Quindi sì, in sostanza questo regalo è stato più che apprezzato. Purtroppo è davvero breve, ma merita davvero. Negli ultimi tempi non mi ispirano molto le raccolte di racconti, troppo poco spazio perché si possa spiegare chi-cosa-come-perché-perché-perché-PERCHE', ma questo l'ho divorato. Anche se devo ammettere che di Rhodes ho preferito di gran lunga 'Il Bizzarro Museo degli Orrori', che ho trovato barbaramente sottovalutato e che sinceramente non farei mai leggere ad un bambino, nonostante la copertina col disegno infantile. Non voglio dilungarmi, non avendo il testo sottomano potrei incappare in qualche dimenticanza – anche perché ho la memoria di burro. Dirò solo che è un intreccio validissimo e sferzante delle ossessioni di diversi personaggi. E che è uno dei libri che più mi ha presa nell'ultimo anno. Negli ultimi anni. Di sempre, forse.
Per l'ultima volta, auguri. E coccolate il vostro lato grottesco e ossessivo con un po' di Rhodes, su. Bisogna pure accettare che noi umani sappiamo essere veramente psicopatici. Specie se innamorati.

8 commenti:

  1. Ah, allora questo libro fa proprio per me. Ora me lo segno!

    RispondiElimina
  2. Lo consiglio, lo consiglio e lo consiglio ancora ù_ù/

    RispondiElimina
  3. Una recensione molto interessante! In questo periodo mi interessano molto le storie lampo, quindi credo che gli darò un'occhiata.

    RispondiElimina
  4. non ho mai letto nulla di Rhodes, ma sono sempre stata attirata dalle copertine... me lo segno :-)

    RispondiElimina
  5. Sguardicchiando su anobii - che comunque è la piattaforma ideale per spalare cacca su un autore con giri di parole vuoti e insensati e passare per arguti intenditori - devo dire che tanti non lo apprezzano. Alcuni lo trovano lento. Io lo trovo delicato. Fatemi sapere, son curiosa :)

    RispondiElimina
  6. Ehi, alla fine l'ho letto e mi è piaciuto!
    Certo, forse avrei potuto incominciare con qualcosa di più... non so, un romanzo o dei racconti un pelino più lunghi. Bello, una volta superato il trauma.
    Solo una cosa: il titolo. Se Rhodes avesse voluto intitolarlo "Love Love" ci avrebbe pensato lui, non trovate?

    E ha una certa persistenza. I raccontini li ho letti poco per volta, inframezzandoli con racconti di varia origine. E ti lascio immaginare quali sottotesti mi sono trovato a immaginare in un Carver più pimpante del solito!

    RispondiElimina
  7. Oh, son contenta *O*
    Guarda, se ti capita ti consiglio tantissimissimissimo l'altro, 'Il bizzarro museo degli orrori'. Quello è davvero fantastico. Credo che adesso lo facciano a 4-5 euri in versione tascabile... Sul titolo... io ormai non mi stupisco più di niente >_>
    ... Effettivamente devono dare quel tocco di macabro anche alle altre letture xD

    RispondiElimina