lunedì 8 luglio 2019

Doris, la ragazza misto seta di Irmgard Keun

Irmgard Keun l'ho conosciuta con Gilgi, una di noi, che ho adorato visceralmente, e ho proseguito con Una bambina da non frequentare, che avevo richiesto con tante speranze come regalo di compleanno. Da qualche giorno ho finito Doris, la ragazza misto seta, tradotto da Vins Gallico per L'Orma Edizioni, e continuo ogni tanto a ripensarci. È bene che ne chiacchieri, prima che smetta di parlarmi, - le recensioni, ho notato, un po' ne risentono.

Irmgard Keun è nata nel 1905 a Charlottenburg, un distretto di Berlino; studia recitazione, lavora come dattilografa, si sposa con uno scrittore. Nel 1931 esordisce con Gilgi, nel 1932 esce Doris; appena il tempo di godere del loro successo che finiscono nella lista nera del partito nazista. Oltre alla censura, Irmgard subirà l'esilio in Belgio e nei Paesi Bassi, poi tornerà in Germania per viverci nascosta, approfittando della falsa notizia del suo suicidio.


A leggere la biografia di Irmgard, difficilmente la si assocerebbe alle sue eroine, – a parte alla ragazzina ribelle e pestifera di Una bambina da non frequentare. Gilgi e Doris appaiono dapprima fatue e superficiali. Vivono come in una bolla di champagne, il mondo scintillante attorno a loro una fonte inesauribile di deliziose stranezze e aneddoti improbabili. A guardarle con occhio disattento, possono ricordare le flapper girls di Francis Scott Fitzgerald, quella Daisy che non riesco a sopportare, – non sopporto quanto è prona al proprio destino. Ma più si prosegue la lettura, più si scivola sotto la maschera smagliante e si rivelano tutte le insicurezze, le paure e la natura compassionevole di queste figure. Si avvicinano, più che alla Daisy di Fitzgerald, alla Holly di Truman Capote, che a tratti in Colazione da Tiffany mi faceva tremare di angoscia.

Ma veniamo al romanzo – che sarebbe anche l'ora. La storia è raccontata in prima persona da Doris, un'adorabile ventenne che lavora come dattilografa e studia recitazione, – Irmgard sa di cosa parla, diciamo. Buona parte del suo stipendio finisce nell'alcolismo paterno, quello che riesce a trattenere per sé viene speso perlopiù in abiti, profumi e alcolici. Ha una migliore amica a cui è molto affezionata, della sua famiglia non dice granché bene. Cerca di farsi offrire il maggior numero di pasti possibili per risparmiare, e di sfruttare al massimo quel poco che la vita le offre. Come un uccellino troppo piccolo, becca da terra le briciole.


Doris non è contenta né soddisfatta. Ogni tanto è allegra. Racconta divertita degli strani incontri che le capitano, ne tira fuori buffe storielle, e riesci a sentire la sua voce che sale di tono mentre ride. Ma queste sono distrazioni; Doris vorrebbe diventare una stella. Si è creata un immaginario in cui tutto è morbido e gentile, se sei una stella, e dunque è quanto di meglio cui aspirare. Può sembrare un ragionamento sciocco, ma sotto la sua maschera smagliante Doris è saggia, acuta, brutalmente onesta riguardo al mondo che ha davanti. Sa di avere bisogno di una speranza, e ci si aggrappa.

All'inizio del romanzo, dicevo, Doris fa la dattilografa e studia recitazione. E poi? Poi succede un casino e tutto cambia e Doris deve cercare di cavarsela. Non è certo una sprovveduta, anche se ne ha tutta l'aria, e di quell'aria ha fatto un'arma.
Non aggiungo altro; direi che si è anche capito che 'sto romanzo mi è piaciuto oltre misura.


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