mercoledì 17 aprile 2019

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – di Mark Haddon, 2003, uscito in Italia per Einaudi nella traduzione di Paola Novarese – mi è stato consigliato spesso e da diverse persone, tutte con un ottimo gusto letterario; dunque è capitato come capita spesso in questi casi – come con Espiazione di McEwan o Pastorale americana di Roth – che è diventato un libro che prima o poi avrei finito per leggere di sicuro, e quel prima o poi si è allungato a dismisura fino a pochi giorni fa. Mi ci sono voluti più di dieci anni per decidermi a leggerlo, e qualcosa come mezza giornata per divorarlo.




Si riaggancia, anche se la cosa non è affatto volontaria, all'ultima recensione postata da queste parti, quella su Un ragazzo d'oro di Eli Gottlieb, per la voce narrante del protagonista. Lo saprete già, figuriamoci, non sto parlando di una pubblicazione recente di una piccola casa editrice indipendente che ha lo studio nello scantinato – non che la descrizione valga per minimum fax, intendiamoci – ma il protagonista e narratore di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte si chiama Christopher Boone, ha quindici anni ed è un Asperger, – nel gergo aspie, ma potete pure scriverlo con l'hashtag #aspie e magari arrivare a farvi un giro sui social con #aspiepride o sguardicchiare le meravigliose pagine piene di meme presenti sull'internet, come questa o questa per farvi un'idea realistica e non necessariamente catastrofica. 



Dunque, la trama. Tutto ha inizio con Christopher nel cortile della vicina, che vorrebbe salutare il suo cane ma lo trova morto, infilzato con un forcone da parte a parte. È tramortito dalla visione, non sa come reagire, gli stimoli sono insostenibili. Viene avvistato dalla vicina mentre si stringe al petto il cane morto, e pensando che sia stato lui, quella chiama la polizia, e le forze dell'ordine non sempre sono capaci di individuare i disturbi dello spettro autistico e ad agire con la dovuta cura, quindi un rapido giro di conseguenze porta Christopher in questura.

Il padre lo raggiunge, tornano a casa, la vita va avanti secondo le rotaie della norma. Christopher ce le racconta in mezzo a qualche digressione sulle sue abitudini o sui suoi interessi o sul suo rapporto claudicante con gli altri – sapete qual è il gesto che nel linguaggio dei segni identifica l'autismo? Le due mani puntate verso la propria persona, ma è difficile spiegarlo bene per iscritto – ma è chiaro che abbia un piano in mente, scaturito dalla sua passione per i gialli, e per Sherlock Holmes nello specifico: vuole scoprire chi ha ucciso il cane.




E questo, va da sé, porta un sacco di sterzate improvvise nelle sue giornate preconfezionate, gli esplode la routine, con tutte le dovute conseguenze. Il punto cessa presto di essere il cane, le indagini di Christopher lo portano a scoperte incandescenti sulla sua vita, sulla sua famiglia etc. Il pretesto perde presto di importanza, il punto centrale è la vita di Christopher.

Ci sono due cose da dire – positive, intendiamoci – su questo romanzo. La prima è che intrattiene un sacco, la lettura fila come un treno pagina dopo pagina, manco fosse il thriller del secolo. La seconda è che io a Christopher credo; nella recensione del già citato Un ragazzo d'oro, lamentavo di non riuscire a vedere il protagonista e narratore come una persona fatta e finita, ma come il prodotto del proprio disturbo, certamente più pervasivo – la differenza tra autismo e asperger non è affatto trascurabile. Christopher invece è un ragazzo affetto da una sindrome che fa parte di lui e che influenza in modo pervasivo ogni aspetto della sua vita senza però negare la sua persona. Leggendo Lo strano caso etc, io credo a quello che leggo, credo a quell'istanza finzionale che è Christopher e mi racconta delle sue giornate, delle sue goffe indagini e che tra una cosa e l'altra mi mostra candidamente i suoi processi mentali sbiellati.





Quindi sì, plaudo all'abilità di Mark Haddon. Sulla pila di libri da leggere che trema accanto al mio letto – temo che abbia superato il metro d'altezza – c'è altro Haddon, Una cosa da nulla, e mi sa che lo leggerò presto.

3 commenti:

  1. Letto anche io in ritardissimo. Non mi ha fatto impazzire, ma lode al talento introspettivo dell'autore!

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  2. L'ho letto anni fa, ricordo che mi era piaciuto molto, ma niente della trama. Se riesco a ritrovarlo potrebbe essere il caso di lanciarmi in una bella rilettura.

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  3. L'ho letto anche io e la cosa che più mi lasciò dentro era proprio il protagonista, che l'autore aveva indagato minuziosamente

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