lunedì 9 gennaio 2012

Appello Inascoltato a Madama Salani e colleghi

E anche questo sarà un post leggerino. In questi giorni mi è proprio impossibile scrivere una recensione come si deve, domani ho un esame – che non passerò, ma se non lo tento poi mi sento in colpa – e non ho abbastanza tempo per produrre alcunché di decente. Rischierei di svicolare, affrettare, smorzare, tagliare e postare un feto di recensione pieno di orrori grammaticali e d'ortografia. Ultimamente mi è stato fatto notare quanto spesso io scriva 'pò' invece di po'. È vero, è una pecca che mi porto dietro da tempo immemore. Quando ci faccio caso, scrivo giusto. Altrimenti, mi ritrovo un testo pieno di 'pò''. Mah.
Comunque, almeno in questo post parlerò strettamente di libri. Tolte le lamentele da studentessa fuori corso che cerca di scaricare la propria inadeguatezza sui professori o sull'università in generale.
Negli ultimi tempi mi chiedo spesso cosa facciano le case editrici per incrementare il numero dei propri lettori. Non quelli già esistenti, i lettori del futuro. I bambini. I marmocchi. Quelli che oggi si scaccolano ma che un domani potrebbero desiderare in casa la bibliografia di Kafka o l'opera omnia di Pasolini. Cosa stanno facendo le case editrici maggiori – in sostanza, quelle che possono permetterselo – per investire sui giovanissimi? E la risposta è, sorprendentemente: boh. Niente.
Voglio dire, sappiamo tutti che l'editoria è in crisi. E sappiamo anche che una delle cause primarie sta nel calo del numero dei lettori e conseguentemente delle vendite. È un collegamento abbastanza lineare, no? Tralasciamo anche il fatto che ormai per farsi una libreria come si deve bisogna ipotecarsi un rene e andiamo avanti.
Io non vedo le case editrici che si svenano e si interrogano su come incrementare il numero dei lettori giovani. Un ventenne che non ha mai aperto libro è un ventenne ormai perduto (come lettore). Ma un ragazzino delle medie? E soprattutto, un bambino delle elementari? Pescateli, andateli a cercare, strappateli dal giogo della Nintendo finché potete, no?
Quanto può costare indire concorsi di lettura o di recensione per le scuole elementari e medie? Anche mettendo in palio del denaro per invogliare i fanciulli, quello che per un adulto sarebbe poco più che un premio simbolico, per un bambino sarebbe più che allettante. Facciamo cento euro per quello che scrive la recensione migliore su un libro preso da una lista di case editrici partecipanti. Oppure la migliore continuazione di un incipit. O per la classe che legge più libri, magari facendo partecipare i finalisti ad un quiz insieme alle maestre. O magari la migliore raccolta di racconti, con la pubblicazione come premio.
Quando ero alle elementari non sapevo quanto fossi fortunata ad avere la maestra Enrica come insegnante d'italiano. Sono quasi tentata di andarla a ringraziare personalmente. Mi verrebbe da spedirle un mazzo di fiori e un componimento in rima baciata. La nostra biblioteca scolastica era fornitissima, ci faceva spesso scrivere temi di fantasia, ha perfino chiamato Gianni Rodari perché venisse a fare una chiacchierata con noi. Un'altra volta, tutta la mia classe è stata portata in visita ad una libreria della zona perché il libraio ci leggesse una storia.
Alle medie, poi! Lasciata la maestra Enrica – che mi riempiva di note quotidianamente perché non c'era giorno che non mi dimenticassi un compito o un quaderno – capito, in prima media, nella classe della professoressa Rosaria L. Buona parte dei compagni di classe dell'epoca ormai erano avariati, come lettori, perché alle elementari nessuno si era curato di forgiarli adeguatamente. Ma la prof. Rosaria ci provava. Ogni anno portava parte della classe ad assistere alla premiazione del Premio Bancarellino. Ci faceva leggere e commentare libri, proponeva le nostre opere a concorsi provinciali o comunali. Ho ventitré anni, adesso, ma appena un paio d'anni fa la prof. Rosaria mi ha chiamata al telefono dicendomi che aveva due biglietti gratis per una rassegna culturale. Dove la trovi, una professoressa così?
Il punto è che non si può pretendere che un bambino insegua di propria iniziativa la lettura. Non tutti hanno la fortuna di avere dei genitori che ti rimpinzano di libri, che ti spingono verso la lettura facendotela vedere come un piacere e non come una tappa forzata prima del raggiungimento dell'agognato video-game. A volte ci vuole una spinta in più, come quella che la maestra Enrica e la professoressa Rosaria hanno cercato di darci. Non ho molti contatti con i miei compagni delle elementari. Certo, a stando a quanto Facebook mi comunica qualche imbecille c'è. È anche una questione di percentuali, c'è poco da fare. Ma la percentuale di lettori è sorprendentemente alta, considerando le falle culturali della nostra generazione, gonfia di Moccia e avida di porno-Harmony-finto-dark.
Ora, case editrici – che, sfortunatamente, non siete in ascolto – che vi costa spendere una bazzecola oggi per investire sul futuro, non solo dei giovanissimi lettori, ma soprattutto sul vostro? Madama Salani, Messer Rizzoli, Miss Elliot, Conte di Feltrinelli, ma ci pensate a quello che state perdendo per ogni giorno che passate nell'immobilità? Prendete due stagisti, pagateli con l'aria e una voce sul curriculum e fategli organizzare qualcosa. Qualsiasi cosa. Magari, su una classe di venti alunni, qualcuno scoprirà che partecipare al concorso gli è piaciuto. Che leggere non era quella noia mortale che si aspettava, si scoprirà affamato di lettura abbastanza da posare per un attimo il Nintendo-Ds e farsi una scorpacciata di libri. Andateli a cercare, questi lettori, scovateli, fategli la corte, non fingete che la loro libro-fobia non vi riguardi. Perché voi dipendete da quell'uno su venti.

16 commenti:

  1. mi ritrovo a essere pienamente d'accordo con te ... le iniziative che hai scritto, secondo me, son fattibili per le case editrici, è che forse non ne hanno voglia. Io per esempio, alle medie avevo una professoressa d'Italiano che per invogliarci a leggere si era inventata un concorso di classe, chi leggeva più libri e li recensiva su un quaderno comprato apposta,vinceva un LIBRO! potevamo vedere chi era in testa alla classifica perchè c'era una tabella dove c'erano segnati i risultati e i traguardi di tutti. Ho quasi sempre vinto io :) mi piaceva la sfida e tutti in un modo o nell'altro qualcosa dovevano leggere sempre. in bocca al lupo per l'esame :P

    RispondiElimina
  2. Concordo con tutto quello che dici!!!

    RispondiElimina
  3. Bel post..sono assolutamente d'accordo...da bambina cresciuta a pane e libri, senza alcun imput dalla mia famiglia che non legge, ma solo spinta da un amore ancestrale per la carta stampata...se non ci fossero state maestre e professoresse che mi hanno incoraggiato su questa strada, la mia vita da lettrice forse sarebbe stata più povera..di certo non posso sempre ringraziare le case editrici...ma neanche loro hanno tutte le colpe...è un apese incolto il nostro...dove ancora certa gente si scandalizza pensando a quanti soldi spendo per i libri invece che buttarli, come fa loro, per vestiti e altre cose...che poi io non voglio neanche giudicare, ognuno fa ciò che vuole...però leggere non può continuare a essere considerata una "particolarità", un elitarismo scelto e non condiviso...e se nelle case editrici ci sono persone che veramente amano i libri e la cultura e conoscono questa situazione, effettivamente, dovrebbero avere la forza di uscire da quella torre in cui si sono rinchiuse e dare un possibilità a tutti, grandi e soprattutto piccini, di accedere al mondo magico che si cela dietro le pagine di un libro..

    che monologo...perdonami!! E in bocca la lupo per l'esame!! ^^

    RispondiElimina
  4. Non conoscevo questo blog,ma ora sono diventata tua follower perchè mi piace molto.
    Intanto in bocca al lupo per l'esame,poi volevo dirti che sono completamente d'accordo con te! Le iniziative che proponi sarebbero davvero un buon modo per portare i giovani alla lettura..spero davvero che qualche casa editrice si imbatta nel tuo post e prenda in seria considerazione le tue proposte.
    Mia sorella di 11 anni per fortuna è una di quelle che ama leggere: non so se le ho passato io questa passione,visto che parlo spesso di libri o se perchè ha avuto la fortuna di avere già in casa molti libri adatti alla sua età che appartenevano a me,ma legge molto e a volte coinvolge anche a me leggendo ad alta voce :)
    Mi piacerebbe molto vedere più bambini leggere,viaggiare con la fantasia!
    Ora condivido il post su facebook,così che altri possano leggerlo.

    RispondiElimina
  5. Mah sono d'accordo con quello che dici però, secondo me, l'immobilismo è un segno tangibile che l'editoria, alla fine, non è messa proprio male come pensiamo (almeno in riferimento alle principali case editrici).
    In bocca al lupo per l'esame :)

    RispondiElimina
  6. Ciao Erica, e complimenti per il tuo blog.
    Scrivi già molto bene.
    Oltre a condividere praticamente tutto il contenuto del tuo post, ti consiglio di visitare (e ricaricarti le batterie interiori) la Libreria Coop, a Bologna.
    È uno di quei posti che fanno bene ai libri e a chi li legge, forse perché non è la "solita" libreria. ;)
    Felice 2012.

    RispondiElimina
  7. Innanzitutto complimenti per il blog,lo sto spulciando per bene ed è davvero interessante!:)
    Sono d'accordo con te,si fa poco o nulla per spronare i bambini alla lettura,ma purtroppo non è solo un problema delle case editrici,una parte di colpa è anche della scuola,che propone il sapere in modo rigidamente nozionistico uccidendo la curiosità degli studenti...anch'io sono stata più o meno fortunata come te:Alle medie la mia professoressa d'italiano aveva organizzato un torneo di narrativa,venivano scelti tre libri su cui le classi della scuola dovevano poi scontrarsi con quiz e giochi,qualcosa di molto simile a "Per un pugno di libri"...bellissima esperienza!:)

    RispondiElimina
  8. Il problema secondo me è che l'istruzione è lasciata, in troppo larga misura, al buon cuore degli insegnanti: se un bimbo ha la fortuna di incappare nella maestra Enrica di turno, allora probabilmente crescerà amando i libri e la letteratura, azzeccherà i congiuntivi e si terrà alla larga dal Grande Fratello a meno che non sia quello di 1984; se il bambino finisce invece nella classe della maestra precaria, che ha già cambiato tre classi nel primo quadrimestre e che spera solo di vedersi confermato lo stipendio anche fino a giugno… buonanotte ai suonatori! Peggio ancora se, invece che precaria, la maestra è solo svogliata e interpreta il suo ruolo come quello di guardiano delle capre, chè tanto se i pargoli imparano o no non importa, l'essenziale è non bocciarli e poi, se arriveranno all'università, qualcuno provvederà a rimandarli.

    RispondiElimina
  9. Sono d'accordo con te!!!
    Anche se poi penso che più che le case editrici sono stati i libri stessi a chiamarmi e a farsi amare.
    Non scorderò mai il primo libro letto, anzi divorato, con passione "L'isola misteriosa" di Jules Verne. Ero ancora alle elementari, ma da lì ho capito che la lettura sarebbe diventato il mio grande amore! E così è stato!
    Forse anche i genitori e gli insegnanti dovrebbero fare qualcosa! Questa tecnologia, certo, "rovina" molti aspiranti lettori!

    RispondiElimina
  10. Noi alle medie avevamo una piccola biblioteca di libri portati da noi e ogni tot giorni, diciamo due settimane, dovevamo leggere e recensire (due facciate) un libro. Ripensandoci, era una gran cosa. Una volta abbiamo partecipato a una sorta di concorso tra classi di scuole diverse dove, dato un incipit, chi aveva la palla doveva scrivere un capitoletto della storia (a sua volta selezionato all'interno della classe). Poi non so che fine ha fatto, ma mi sembrava un'idea carina.

    RispondiElimina
  11. Sono d'accordo su tutto, tranne la frase 'Prendete due stagisti, pagateli con l'aria e una voce sul curriculum': in passato sono stata una stagista non pagata (spero di non doverlo fare più) e posso garantire che chiunque debba lavorare senza un compenso, per quanto bello possa essere il lavoro, ben presto perde l'entusiasmo.
    A parte questo, complimenti per il blog :-)

    RispondiElimina
  12. Già, già, sottoscrivo ogni tua parola, tranne, come ti ha già scritto Ilaria, quella di approvare chi non paga gli stagisti. Gli stagisti impiegano comunque il loro tempo e le loro risorse e non dovrebbero essere sfruttati. Il fatto che poi lo stage permetta loro di aggiungere una voce sul curriculum o di fare esperienza non significa che non debbano essere remunerati per la loro attività, fosse anche quella solo di portare il caffè ai capi o di fare fotocopie. Inoltre, vista com'è fatta la mentalità dell'essere umano, posso confermare che non venendo pagati dopo un po' si percepisce un senso di frustrazione e si perde l'entusiasmo, anche perchè, purtroppo, per vivere serve di poter guadagnare denaro. E si perde anche la propria autostima, come se il proprio lavoro non valesse.
    Riguardo la lettura: io ho avuto la fortuna di avere sempre amato leggere, sin da bambina, probabilmente anche perché mia madre mi ha sempre raccontato e letto tante favole e mio padre si è sempre premurato di investire molto nella mia formazione in questo senso (comprandomi, magari anche a rate, belle enciclopedie, libri di narrativa ecc.); in mancanza di un supporto genitoriale simile il compito spetterebbe alla scuola e anche alle case editrici che dovrebbero proporre iniziative carine e coinvolgenti atte a far passare il messaggio che leggere è un'esperienza bellissima e non una cosa noiosa.
    Comunque, per esperienza personale posso dirti che si può imparare ad apprezzare la lettura anche dopo i vent'anni, non è mai troppo tardi. Ho amici che hanno iniziato a leggere anche a trent'anni, magari dopo essere "incappati" nel libro giusto, quello che gli ha fatto scoprire il piacere della lettura.
    Un saluto e complimenti ancora per il post. :-)

    RispondiElimina
  13. Salve, non so chi ormai tornerà a leggere qui, visto che come post è vecchiotto - oddio, vecchio no, magari un pò brizzolato - ma volevo giusto chiarire una cosuccia. Anch'io sono contro lo sfruttamento indiscriminato degli stagisti non pagati, certo che ognuno dovrebbe essere ricompensato in base al lavoro svolto, ci mancherebbe altro. Non era mia intenzione consigliare a Madama Salani e colleghi di sfruttare qua e là, volevo solo sottolineare il potenziale bassissimo costo di un'iniziativa leggilofila. Potevo anche spiegarmi meglio, eh xD
    Ed ora torno a studiare T__T

    RispondiElimina
  14. Ciao Leggivendola, ma sai che scrivi proprio bene? Te l'avranno certo detto in tanti, comunque esprimi perfettamente quello che pensi! Concordo con te, il post è straordinario e descrive un'Italia davvero apatica, dovremmo imparare dai cinesi e dai giapponesi che leggono tantissimo! Io ero destinata a non conoscere i libri se la mia maestra in terza elementare non mi avesse prestato "Piccola principessa" la storia di Sara mi ha spinta a scrivere e a continuare a cercare sempre storie nuove in cui immergermi ... purtroppo non accade spesso ... Volevo chiederti un favore in privato però, ma non riesco a trovare la tua mail. Se non ti scoccia potresti contattarmi tu così ti dirò ... troverai la mia mail nel mio profilo! Grazie :)

    RispondiElimina
  15. Nessun problema. Ci tenevo a puntualizzare perché di recente ho vissuto in prima persona la situazione di lavoratrice non pagata e credo che tutti, soprattutto noi giovani, dovremmo impegnarci il più possibile per non farci più sfruttare :-)

    RispondiElimina